90 giorni. Tre mesi senza mangiare. La resistenza di Alaa

Una resistenza a tempo indeterminato. Una resistenza che ha solo il proprio corpo ‘offerto in sacrificio’. Sono 90 i giorni in cui Alaa Abd-el Fattah si è privato del cibo come unico strumento per opporsi all’uso che il sistema carcerario, il sistema autocratico egiziano fa dei corpi dei dissidenti che ha trasformato in prigionieri. Lo sciopero della fame a tempo indeterminato di Alaa ha raggiunto i tre mesi. Un tempo impossibile da pensare, e il rischio che Alaa non riesca a uscire dal carcere è reale. Ieri Laila Soueif, sua madre, si è recata all’istituto penitenziario di Wadi al Natrun, 90 km di distanza dal Cairo, dove Alaa è detenuto da poche settimane, dopo lo scalpore suscitato dallo sciopero della fame del più famoso prigioniero di coscienza egiziano e dopo quasi nove anni trascorsi in quel girone infernale che è il carcere di massima sicurezza di Tora II al Cairo. Ebbene, alla professoressa Laila Soueif, una delle figure più rispettate dell’intellighentsjia e dell’accademia egiziana, i secondini hanno consegnato solo del bucato da lavare, ma non una lettera di suo figlio, da tre mesi a digiuno.

Nessuna lettera di Alaa. Basta. Nessuna informazione in più. Perché? Come sta Alaa? Qual è il suo stato di salute? Nulla. Silenzio. Perché i corpi di chi pensa, dei prigionieri di coscienza e di tutte le decine di migliaia di prigionieri detenuti nelle carceri egiziane, debbono essere cancellati dallo spazio pubblico. Dalla visione, dall’esperienza degli altri.

La parola fa paura, e allora è meglio continuare a parlare. Già solo parlare è, per chi è fuori dalla prigione, un atto di resistenza. Una eco. Uno specchio. Un megafono. Come lo sciopero della fame rispecchiato che fa Mona Seif, la sorella di Alaa, ora al giorno 19 di sciopero della fame.

Oggi 30 giugno, nel giorno in cui Alaa è arrivato ai tre mesi del suo sciopero della fame, digiuna in Italia Maria Chiara Rioli. Lo fa per la terza volta, perché. non si interrompa la catena del digiuno solidale di 24 ore ciascuno per Alaa, iniziato oltre un mese fa. Maria Chiara Rioli è ricercatrice in Storia contemporanea presso l’Università di Modena Reggio Emilia. Si occupa di storia della Palestina e storia delle migrazioni mediterranee.

Grazie!

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