Tre mesi e un giorno. Lo sciopero della fame di Alaa Abd-el Fattah, rinchiuso in carcere in Egitto da quasi nove anni, continua. Non si ferma. Così come continua il silenzio assordante in Italia sulla sua vicenda, nonostante il peso intellettuale e il ruolo di uno dei rappresentanti più noti della rivoluzione di piazza Tahrir. Una vicenda – la sua – che non è individuale, anche se è suo il destino e il corpo che sta mettendo in serissimo pericolo. E’ una vicenda collettiva: riguarda almeno 60mila persone chiuse nelle carceri egiziane, il prezzo pagato dalla rivoluzione democratica in Egitto, rimpiazzata dalla controrivoluzione autocratica dell’attuale presidente Abdel Fattah al Sisi.
Silenzio assordante sui diritti umani e sullo sciopero della fame di Alaa, da tre mesi e un giorno senza alimentazione. Silenzio assordante legato a due necessità di un Occidente (Europa compresa) che non si vergogna neanche più del doppio standard sui diritti. L’Egitto ci serve, per il gas. L’Egitto ci serve – pure – per la COP27, il prossimo summit sul clima. Un paese che cementifica come non mai nella sua storia, un paese che taglia alberi (al Cairo) come non era mai successo. Un regime che decide di sbarazzarsi di una della sue perle architettoniche, la case galleggianti sul Nilo al Cairo (una è la casa in cui da anni vive Ahdaf Soueif, la zia di Alaa), già in parte distrutte e destinate a scomparire il prossimo 4 luglio. Un paese come questo ospiterà la COP27, come se la questione climatica non fosse legata ai diritti. E’ invece parte integrante dei diritti, ed è vergognoso che su questo non si faccia e non si dica nulla.
Mona Seif, la sorella di Alaa, è al suo ventesimo giorno di sciopero della fame.
In Italia prosegue (sempre nel silenzio assordante dell’informazione) il digiuno solidale per Alaa. Gesto silenzioso e pieno di dignità ed empatia. Oggi I luglio digiuna per la seconda volta Grazia Parolari.
Per aderire al digiuno, mandate una email a info@www.invisiblearabs.com
E’ importante
Grazie!