Dal 28 maggio consumo ogni notte questo piccolo rito che, forse, serve soprattutto alla mia coscienza e alla coscienza di chi ha deciso di mostrare solidarietà verso Alaa Abd-el Fattah. Il più famoso prigioniero egiziano è in sciopero della fame da oltre tre mesi perché sia rispettato: lui come persona, lui come depositario di diritti che sono calpestati da quasi nove anni.
Ogni notte, dal 28 maggio, aggiorno la conta dei giorni in cui Alaa si priva del cibo per conservare la sua dignità e per non consegnare più il suo corpo al controllo dei carcerieri. E ogni notte è sempre più difficile comprendere la forza d’animo di un uomo di 40 anni che, com’è successo per altri detenuti in sciopero della fame, sceglie di soffrire fino a un sacrificio estremo per mantenere la dignità e rompere questa spessa coltre di silenzio. E’ sempre più difficile, soprattutto, cercare di capire la miopia di chi prova a ignorare ciò che succede in Egitto e che tutti sanno: ignorare la privazione dei diritti da parte di un’autocrazia che distrugge vite e pure eredità storica, culturale, architettonica della città del Cairo. Ignorare. Non solo lo sciopero della fame di Alaa. Non solo la condanna senza possibilità di appello a tre anni per diffusione di notizie false comminata a un altro studente come Patrick Zaki, Ahmed Samir Satawy, della Central European University di Vienna. Non solo le grida di allarme della famiglia di Abdel Moneim Abul Futouh, uno dei leader islamisti più importanti del mondo arabo, condannato recentemente a 15 anni: di anni, lui, ne ha 70, e la condanna significa che il regime vuol farlo morire in galera, viste le sue condizioni di salute precarie, soprattutto dal punto di vista cardiologico. Ignorare, perché bisogna essere realisti, la condizione di oltre 60mila prigionieri nelle carceri egiziane…
Su Facebook leggevo oggi dell’idea di un bambino egiziano per risolvere la questione: distribuire milioni di passaporti agli egiziani per lasciare il paese e, dunque, lasciar da solo al-Sisi, con l’idea di ritornare solo dopo, quando tutto sarà cambiato. Può sembrare solo la fantasia di un bambino. E invece no. E’ già successo, nella Germania orientale nel 1989. La popolazione della DDR, stanca di essere vessata, posta sotto il controllo pervasivo della Stasi e di un regime paranoico, attuò una risposta a suo modo folle: se non riesco a liberarmi di un sistema autocratico, lascerò quel sistema da solo con un paese vuoto. Così fece, le trabant piene di tedesco-orientali lasciarono la DDR. Crollò il Muro di Berlino e il sistema.
Attenti, insomma, alla forza storica degli attori che non sembrano quelli più rilevanti tra i decisori. Attori che non sono governi, né cancellerie, né diplomazie.
La testardaggine di Laila Soueif ha avuto la meglio, ieri, sul muro di gomma opposto dalle autorità carcerarie di Wadi al Natrun, dov’è rinchiuso Alaa. Finalmente sono state consegnate alla professoressa Soueif le lettere di suo figlio, indirizzate alla famiglia. A Londra, intanto, Mona e Sana Seif, le sorelle di Alaa, hanno manifestato di fronte al ministero degli esteri perché il governo britannico eserciti le pressioni necessarie per liberare un suo cittadino. Alaa, appunto che possiede anche la cittadinanza britannica.
Oggi, 5 luglio, continua il digiuno di solidarietà verso Alaa. Digiuna per 24 ore Anita Paolicchi, in rappresentanza della casa editrice Astarte, una delle case editrici che in questi anni più recenti sta facendo un egregio lavoro di attenzione al Mediterraneo. E si unisce al digiuno Zoe Kandil.
Ieri, assieme a Enrico De Angelis, ha digiunato anche suo fratello Riccardo De Angelis.
Grazie a chi ha scelto di aderire al digiuno solidale a staffetta. E per chi ancora non l’ha fatto e vuole partecipare, mandate una email a info@www.invisiblearabs.com per non interrompere la voce – flebile, certo, ma costante – che dice che non è possibile ignorare i diritti.
Come posso partecipare alla staffetta?
Volevo sapere se il digiuno prevede anche l'astenersi da bere acqua. Grazie
al contrario, bisogna bere acqua. E' (solo) sciopero della fame.