Alaa da 105 giorni in sciopero della fame

Per quanto ancora? Per quanto tempo, per quanti giorni ancora?

Alaa Abd-el Fattah è da 105 giorni in sciopero della fame. Esattamente da tre mesi e mezzo. E’ un tempo che sembra infinito. Un tempo sequestrato, come le vite delle decine di migliaia di egiziani detenuti nelle carceri egiziane. Tempo sequestrato, in cui si viene inghiottiti.

La diplomazia britannica sta facendo qualcosa, nonostante la crisi di governo? Non lo sappiamo, ma speriamo di sì. Certo, la crisi di governo rischia di rendere la sua voce più flebile. Eppure tutti sappiamo che c’è una possibilità chiara, per premere sul regime di Abdelfattah al Sisi: subordinare COP27, la conferenza sul clima che (incredibilmente!) si deve tenere a Sharm el Sheykh il prossimo novembre, al rispetto dei diritti umani in Egitto. Londra potrebbe almeno contrattare con Il Cairo la liberazione di Alaa, per intenderci. Perché ambiente e diritti umani vanno insieme, perché le autocrazie non aiutano a fronteggiare l’emergenza climatica, perché democrazia e questione ambientale vanno a braccetto.

Lo dice bene l’articolo molto bello di Bill McKibben sul Newyorker.

“there’s at least one thing that this year’s session—scheduled for November, in Sharm el-Sheikh, Egypt—should be able to accomplish right now, and that is to free Alaa Abd El-Fattah, one of the most prominent of the country’s reported thousands of political prisoners. In December, the former blogger and pro-democracy activist—who has been in and out of prison or detention for most of the past eleven years, starting before President Abdel Fattah El-Sisi came to power—was sentenced to five years for “undermining national security.” Since April 2nd, he has been on a hunger strike. If he survives but remains in prison, the authorities in Cairo should understand that demands for his release will dominate civil society throughout the two-week climate conference. If he dies, they should know that his name will be on many lips—and T-shirts, signs, and pamphlets.

That’s the natural reaction to this kind of injustice—but it’s also part of a dawning understanding among climate campaigners around the world that authoritarian regimes are making progress on this most existential of challenges much more difficult.”

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In Italia prosegue il digiuno solidale a staffetta di 24 ore ciascuno per Alaa. Oggi digiuna Lorenzo Casini, professore associato di Lingua e letteratura araba presso l’Università di Messina, che ringrazio veramente tanto.

Chi vuole aderire (e ce n’è bisogno oggi più di ieri), può mandare una email a info@www.invisiblearabs.com

grazie!

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