132 giorni senza cibo. Lo sciopero della fame di Alaa e la sua forza

Sono ormai 132 giorni. 132 giorni senza cibo. Lo sciopero della fame di Alaa Abd-el Fattah, dentro il carcere di Wadi al Natrun, prosegue senza clamori, eppure scava il suo piccolo solco nella mente delle persone che imparano a conoscerlo. Non è successo solo a chi conosce la regione araba. Alaa ha tracciato il suo solco che va oltre l’Egitto, e che lo rende un intellettuale dal respiro globale.

Le autorità carcerarie non hanno fatto entrare nulla di quello che la madre, Laila Soueif, e la sorella, Sana Seif, avevano portato ad Alaa. Né i presidi medici per monitorare glicemia e pressione arteriosa, né il lettore MP3, e neanche i Quaderni dal carcere di Gramsci. Sì, avete letto bene: i Quaderni dal carcere di Gramsci. Troppo rivoluzionari, si sa…

Oggi digiuna Laura Silvia Battaglia. E’ una giornalista che si è recata più volte in aree di crisi e di guerra, è direttrice testate e coordinatrice della Scuola di Giornalismo dell’università Cattolica di Milano, ha vinto premi belli e seri. E si occupa dell’amatissimo (e dimenticato) Yemen. Scrive, per spiegare la sua scelta di digiunare un’altra volta per Alaa, mentre intraprende il suo viaggio verso lo Yemen: “per una incredibile coincidenza, oggi è un giorno particolare, un anno dalla morte di mio padre e un mese da quella di Amedeo Ricucci, che mi ha insegnato molte cose. Vorrei digiunare per Alaa, in modo simbolico connettendo questa ingiustizia con quelle subite dagli yemeniti, e ricordando due persone che mi sono state da modello e insegnamento”.

Per non interrompere la catena del digiuno di di solidarietà con Alaa, si può aderire alla staffetta di 24 ore ciascuno mandando una email a info@www.invisiblearabs.com. Il digiuno prosegue dal 28 maggio: un gesto fragile, eppure forte e costante, per denunciare l’ingiustizia a cui è sottoposto Alaa e non rimanere silenziosi e indifferenti.