136 giorni di sciopero della fame per Alaa. E io #digiunoperAlaa

Il tempo dell’attesa, che immagino pieno di timori, di speranze sconfitte, di assenze. E’ un tempo dell’attesa che dura da quasi nove anni, da quando Alaa Abd-el Fattah ha iniziato il suo vero calvario all’interno del sistema carcerario egiziano. Ora, a rendere tutto ancor più insopportabile, c’è il tempo del pericolo assieme a quello dell’attesa. Quattro mesi e mezzo di sciopero della fame hanno fatto entrare Alaa in un terreno sconosciuto di cui la famiglia e lo stesso Alaa non possono sapere molto: né visite mediche, né misurazione dei parametri più semplici come glicemia e pressione arteriosa, né controlli periodici del suo stato di salute. E’ una situazione kafkiana in cui le autorità si chiudono in un vero e proprio diniego, il rifiuto nell’ammettere la realtà: Alaa digiuna da quattro mesi e mezzo e, in questo modo, si è riappropriato del controllo sul suo corpo.

Oggi digiuno io per Alaa. Per gli italiani è Ferragosto. Per gli egiziani è il giorno del cordoglio per i morti di Abu Seifin, i fedeli copti morti bruciati (oltre quaranta), assieme ai 14 feriti per ustioni o asfissia, nell’incendio di una delle chiese più importanti del Cairo, nel quartiere di Imbaba. Per gli egiziani è anche il giorno del ricordo – messo sotto il tappeto da molti – del massacro di Raba’ el-Adawiyya, poco meno di mille morti ammazzati dalle forze di sicurezza, molti Fratelli musulmani. Un massacro del livello di Tien An Men per l’Egitto. Era il 2013, il regime di Abdelfattah al-Sisi si stava appena insediando.

Dedico questo mio giorno di digiuno non solo ad Alaa, ma alle madri. Nel giorno in cui mia madre festeggiava il compleanno e l’onomastico, nel giorno dell’Assunta, dedico il digiuno alle madri che insegnano (come la mia ha insegnato a me) libertà di pensiero, difesa della propria dignità, rispetto per gli altri.

Chi vuole partecipare al digiuno di 24 ore a staffetta in solidarietà con Alaa, mandi una email a info@www.invisiblearabs.com