137 giorni. Alaa continua il suo sciopero della fame, nel silenzio

Nessuna novità, almeno pubblica. Nessuna novità sulla sorte di Alaa Abd-el Fattah, giunto al giorno 137 di sciopero della fame nel carcere di Wadi al-Natrun. In un tweet di ieri, la sorella Mona Seif ha mostrato ancora una volta i timori profondi della famiglia, ricordando una delle frasi di suo fratello Alaa nella sua ultima lettera, quella del 28 luglio. Oltre quindici giorni fa. Alaa diceva ancora una volta di “non essere certo di riuscire a uscire vivo dalla prigione”. E da Londra, mentre è in corso la campagna per la nuova leadership dei conservatori, la ministra degli esteri Liz Truss non parla, non si esprime, non dà nessuna parola di rassicurazione alla famiglia di un cittadino britannico, cioè Alaa.

Ho passato un ferragosto diverso, in digiuno solidale per Alaa. E come sempre queste ore sono state colme di pensieri sulla forza immensa di un uomo che decide di privare il proprio corpo del cibo, degli alimenti che ne consentono la vita, per affermare che una vita senza dignità è una vita ostaggio degli altri.

Oggi digiuna Luana Vacchi. Per Alaa.

Chi vuole aderire e compiere un gesto fragile di solidarietà, mandi una email a info@www.invisiblearabs.com