140 giorni. Lo sciopero della fame di Alaa, oltre sé stesso

Giorno numero 140. Alaa Abd-el Fattah non si ferma, nel suo sciopero della fame. Anzi, ha fatto sapere – attraverso sua sorella Sana Seif, nell’ultimo colloquio in carcere – che toglierà anche quella mela o quel cetriolo che una volta alla settimana rendeva, in quanto alimento solido, più sopportabile per il suo sistema digerente l’assenza di cibo. Una decisione dura, per il corpo di  Alaa e per la sua famiglia, che spinge costantemente per una soluzione, e cioè per la liberazione e l’esilio in Gran Bretagna del più conosciuto protagonista della rivoluzione egiziana di piazza Tahrir,
Alaa ha anche deciso di continuare lo sciopero della fame non solo per il suo caso specifico, ma per chi è detenuto ingiustamente nelle carceri egiziane. Un gesto per andare oltre sé stesso e il suo destino individuale, e gettare un fascio di luce sullo scandalo delle decine di migliaia di prigionieri nelle carceri, risultato di una politica repressiva del regime. Il responsabile della loro ingiusta detenzione e delle violazioni non è, infatti, chi cerca di far uscire il proprio caro dalla prigione. Il responsabile è chi ha messo in galera decine di migliaia di persone.
Tarek Abdelrahman, una delle persone liberate in questi giorni, dice in un suo post su Facebook, condiviso da Mona Seif: “sono uscito di prigione perché qualcuno ha chiesto di me. Altri sono ancora in galera. Sono uscito dal carcere non perché io sia migliore, ma perché sono più fortunato”. E quelle persone che sono in galera sono la maggioranza…
Prosegue il digiuno solidale con Alaa, giunto al giorno 140 di sciopero della fame. Oggi digiuna, in solidarietà, Paolo Pignocchi, di Amnesty International Italia – Coordinamento Europa – Circoscrizione Marche. Chi vuole aderire, può mandare una email a info@www.invisiblearabs.com