L’incontro di ieri al Book Festival di Edimburgo su Alaa e sul decennio che ci separa dalla rivoluzione di piazza Tahrir è stato profondo, commovente, denso, bello. Se potete, vedetelo online, qui.
Oggi Alaa è al giorno 144 del suo sciopero della fame.
La sorella di Alaa Abd-el Fattah, Sana Seif, ha letto qualche frase di uno degli scritti più importanti, quello che dà il titolo al suo libro, Non siete stati ancora sconfitti (hopefulmonster editore, 2021, traduzione di Monica Ruocco). Riporto qui quella pagina, una delle più belle di un libro che è il “quaderno dal carcere” arabo.
“È finita. Siamo stati sconfitti e il significato è stato sconfitto con noi. Poiché ad ogni passo abbiamo condizionato il mondo e il mondo ha condizionato noi, la nostra sconfitta è stata allo stesso tempo il sintomo e la causa di una guerra più ampia sul significato. Questa è una guerra che criminalizza chi cerca di creare una sfera pubblica che attraversi i confini, una sfera in cui le persone possano trovare perfino una dimensione intima, scambiarsi idee, comunicare, dissentire e discutere attraverso modalità in cui si condividono una comune visione della realtà e tanti sogni per un mondo diverso.
Sono in carcere perché chi è al potere vuole fare di noi un esempio. E allora cerchiamo di essere un esempio, ma alle nostre condizioni. La guerra sul significato, nel resto del mondo non è ancora finita. Cerchiamo di essere un esempio, non un ammonimento. Continuiamo a comunicare con il mondo, non per chiedere aiuto o per piangere sulle rovine o sul latte versato, ma per trarre lezioni, acquisire esperienza e mettere a punto riflessioni, sperando di essere utili a coloro che ancora lottano per un significato in questa era della post-verità.
Per quanto mi riguarda, da un decennio di rabbia ho appreso alcune semplici lezioni, la più importante delle quali è che ogni passo sulla strada della lotta o del dibattito all’interno della società è un’opportunità. Un’opportunità per capire, per fare rete, un’opportunità per sognare e per pianificare. Anche quando le cose sembrano semplici e ormai decise, anche quando abbiamo capito chiaramente da quale parte della lotta stiamo o, al contrario, perché è meglio abbandonarla del tutto, saper approfittare di ogni opportunità per perseguire e produrre significato rimane una necessità. Senza il significato non riusciremo mai ad andare oltre la sconfitta.
Ho imparato che i regimi al potere sono soltanto un ostacolo. Le vere sfide sono di natura internazionale. Saper approfittare di ogni opportunità per avviare un dibattito diventa ancora più importante proprio perché trascende i confini nazionali. Infine, schierarsi con il più forte è generalmente improduttivo. Ai potenti servi solo per fare propaganda. I deboli, d’altra parte, spesso causano tanti problemi quanti ne subiscono. I loro argomenti e discorsi sono spesso fragili quanto il loro ruolo nella società e le loro scarse possibilità di essere salvati e di poter sopravvivere.
Schierarsi dalla loro parte, quindi, anche solo per condurre un esperimento, potrebbe convergere in una riflessione, un’indagine, un’analisi e un’immaginazione più profonde.
Siamo stati, e poi siamo stati sconfitti, e il significato è stato sconfitto con noi.
Ma non siamo ancora morti, e anche il significato non è stato ucciso. Forse la nostra sconfitta era inevitabile, ma il caos che sta investendo il mondo darà vita, prima o poi, a un mondo nuovo, un mondo che, ovviamente, sarà governato dai vincitori. Nessuno potrà ostacolare i potenti, né riuscirà a definire i margini di libertà e giustizia, né potrà fissare gli spazi di bellezza e la possibilità di una vita comune tranne i deboli, che insistono sul fatto che il significato dovrebbe prevalere, anche dopo la sconfitta.”
E prosegue il digiuno solidale per Alaa Abd-el Fattah, Oggi digiunano, in solidarietà, Antonella Murgia e sua figlia Sofia Lamanno. Percorsi diversi, formazioni diverse, generazioni diverse, unite da una simile assunzione di responsabilità sui diritti umani, patrimonio di tutti gli esseri umani. Grazie, di cuore! In queste settimane ho ricevuto messaggi da molti partecipanti al digiuno solidale, compreso da Antonella e Sofia, che confermano, testimoniano e affermano che la questione dei diritti non può essere messa da parte. E’ fondamentale per il futuro di tutti noi.
Chi vuole aderire al digiuno solidale di 24 ore a staffetta, iniziato il 28 maggio scorso e continuato sino a oggi senza interruzioni, può mandare una email a info@www.invisiblearabs.com