162 giorni di sciopero della fame. Alaa continua a non alimentarsi per ottenere libertà, giustizia, diritti, dignità.
Ieri il regime di al-Sisi ha liberato 33 prigionieri che si trovavano in detenzione preventiva in attesa di processo e che sono stati graziati dal presidente, dopo la riattivazione del comitato per la grazia presidenziale. Grande la gioia e il sollievo dei parenti, così come degli amici e dei familiari di coloro che rimangono ancora in cella. Un numero consistente, quello delle persone liberare ieri, che però si perde nel numero enorme di prigionieri che sono dentro le carceri egiziane. Oltre 60mila, ed è una stima in difetto. La pressione per la liberazione dei prigionieri sta crescendo in previsione di un dialogo nazionale su cui si sta lavorando, ma il cui spazio di azione è ancora confuso.
I nomi delle persone che sono state rilasciate ieri sono elencati in un post Facebook di Khaled Ali, uno dei più importanti avvocati che si occupa di difesa dei diritti umani in Egitto, allievo di Ahmed Seif al-Islam, il padre di Alaa Abd-el Fattah, di Mona e di Sanaa Seif.
Il digiuno solidale a staffetta continua, mentre Alaa raggiunge i 162 giorni di sciopero della fame. Oggi, sabato 10 settembre, digiuna ancora una volta Francesco Giordano. Grazie di cuore!
C’è bisogno di non interrompere la catena del digiuno solidale per tenere viva l’attenzione su Alaa e sui 60mila prigionieri nelle carceri del regime egiziano e sullo stato delle violazioni dei diritti. Chi vuole aderire, e partecipare al digiuno scriva una email a info@www.invisiblearabs.com