Alaa e le sue parole. Oggi è il giorno 164 del suo sciopero della fame

In questo silenzio insopportabile, il silenzio sulla sorte di Alaa Abd-el Fattah, persino scrivere qualche riga, insomma aggiornare questo blog ogni notte, diventa un esercizio difficile. Allora ho aperto il “libro di Alaa”, Non siete stati ancora sconfitti (hopefulmonster editore 2021, traduzione di Monica Ruocco e introduzione della sottoscritta). Un libro importante, ogni giorno che passa lo è ancor di più.

L’ho sfogliato. Come potete immaginare è un libro che conosco bene, e che ho voluto (abbiamo voluto, con la stessa forza, Beatrice Merz, Silvano Bertalot e io) che facesse parte della collana editoriale che dirigo dentro hopefulmonster, e cioè “La Stanza del Mondo”. Un anno fa, di questi giorni, leggevo le bozze del libro durante la residenza artistica a Civitella Ranieri, una parentesi indimenticabile in cui il lavoro sul libro di Alaa ha trovato un suo posto, un posto pieno di sostegno e di affetto.

Attraverso le sue parole, Alaa continua ad apparirmi un gigante per quel suo sguardo capace non solo e non tanto di analizzare, ma di avere una visione del mondo, oltre se stesso e i confini di ciascuno. Una visione del mondo, una lettura profonda e una capacità rara di comprendere cosa potrebbe succedere, agli esseri umani e al mondo.

Ecco poche righe, scritte nel 2019 mentre era in libertà vigilata. E’ come se parlasse oggi, ora, eppure queste righe sono state scritte prima della pandemia e dell’ultima guerra in terra europea.

Questa mescolanza di crisi planetaria, consapevolezza globale, dimensione locale entro cui possiamo agire (sempre se è possibile), e la certezza che le disuguaglianze continueranno ad esistere anche oltre il momento critico, ci lascia in uno stato di desolazione che può trasformarsi in umorismo nero o negli incubi più tetri. Non solo, ma ci spinge anche verso la rivalità e la polarizzazione, atteggiamenti che potrebbero costituire una minaccia più prossima e urgente di quella rappresentata dal cambiamento climatico stesso.

Il digiuno solidale a staffetta continua, mentre Alaa raggiunge – appunto – i 164 giorni di sciopero della fame in un silenzio che fa ogni giorno più impressione. Più scandalo.  Oggi, lunedì 12 settembre, digiuna ancora una volta, digiuna per la terza volta Osvalda Barbin. Anche a lei, così come alle duecento persone che in questi mesi sono stati uniti da un semplice filo di solidarietà, grazie di cuore!

C’è bisogno di non interrompere la catena del digiuno solidale per tenere viva l’attenzione su Alaa e sui 60mila prigionieri nelle carceri del regime egiziano e sullo stato delle violazioni dei diritti. Chi vuole aderire, e partecipare al digiuno scriva una email a info@www.invisiblearabs.com