Ieri era giornata di pacchi da consegnare ai prigionieri al carcere di Wadi al Natrun, in mezzo al deserto, a 120 km circa dal Cairo. Lontano dalla città, “quanto basta” per rendere invisibili i 60mila prigionieri che sopravvivono nelle carceri del regime di Abdelfattah al-Sisi.
Il pacco per Alaa conteneva:
vestiti puliti
lenzuola pulite
carta igienica e salviette umidificate
sapone
libri
riviste
quaderni e carta per scrivere
lettere
lettore di musica
scacchi
puzzle di legno
orologio da polso
incenso (per migliorare l’aria del bagno e della cella)
apparecchi per misurare la glicemia e la pressione
A consegnare il pacco alle autorità carcerarie, la sorella di Alaa, Mona Seif.
Le autorità carcerarie non hanno ammesso:
libri
riviste
lettore di musica
scacchi
puzzle di legno
orologio da polso
incenso (per migliorare l’aria del bagno e della cella)
apparecchi per misurare la glicemia e la pressione
Tra le riviste non ammesse, una sui gatti. Sì, le autorità carcerarie hanno considerato pericolosa (per la sicurezza? per il morale dei prigionieri?) la rivista sui gatti, con tanto di gattino in copertina. La banalità del male della prigione considerata modello del regime autocratico, regime che tiene il Paese in una morsa, fa comprendere quello che succede in Egitto. Molto di più di tante nostre analisi specialistiche.
Vietati i gatti, esseri troppo liberi. Vietati i gatti. E forse anche i cani. Vietata la vita.
Alaa è al giorno 165 del suo sciopero della fame. La sua vita è, a questo punto, fortemente in pericolo. A Londra sono troppo impegnati con il più lungo funerale che si possa immaginare. La vita di un cittadino britannico conta poco, a quanto sembra, di fronte alla Storia, alle sue cesure così autoreferenziali.
Il digiuno solidale a staffetta continua. Oggi, martedì 13 settembre, digiuna Valentina Tiziani, che lavora nel sociale e fa la volontaria in un’associazione di Milano. Ieri pomeriggio ha inviato una email a info@www.invisiblearabs.com. “Questa di Alaa e altre storie di ingiustizia mi scuotono profondamente, e mi fanno sentire molto impotente”. Impotenti come ci sentiamo tutti, di fronte all’ingiustizia e alla banalità del male.
Anche a lei, così come alle duecento persone che in questi mesi sono stati uniti da un semplice filo di solidarietà, dico di nuovo grazie. Grazie di cuore!
C’è bisogno di non interrompere la catena del digiuno solidale per tenere viva l’attenzione su Alaa e sui 60mila prigionieri nelle carceri del regime egiziano e sullo stato delle violazioni dei diritti. Chi vuole aderire, e partecipare al digiuno scriva una email a info@www.invisiblearabs.com
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