Alaa Abd-el Fattah è al giorno 196 di sciopero della fame in un carcere egiziano. E delle sue condizioni di salute non sappiamo nulla. Non sappiamo nulla di lui, e di tutti gli oltre sessantamila prigionieri delle carceri egiziane. Le pressioni internazionali sono poche, importanti ma troppo poche. E quasi del tutto assenti, e non certo ad alta voce, sono le pressioni del mondo ecologista, le uniche che avrebbero forse un po’ di peso in questi giorni, alla vigilia di #COP27, la conferenza sul clima che si apre a novembre a Sharm el Sheik.
Non vuol dire che non si faccia niente, che il silenzio assoluto copra un vero e proprio scandalo, dal punto diplomatico e della politica internazionale. Se le Nazioni Unite si risvegliano su Putin e il pericolo che un’autocrazia pone a un modo libero e democratico, perché su Abdel Fattah al Sisi e l’autocrazia egiziana non si fa nulla?
Tra i buoni segni c’è stato il voto all’unanimità del consiglio comunale di Parigi per chiedere la liberazione di Alaa, il che equivale a salvare Alaa dalla morte.
E in Italia la fiammella del digiuno solidale di 24 ore ciascuno per Alaa è sempre accesa. Oggi 14 ottobre digiuna, ancora una volta, Simona Brambilla. E digiuna Alessio Mamo, ancora una volta anche lui.
Grazie di cuore a entrambi!
Chi vuole aderire al digiuno solidale, mandi una email a info@www.invisiblearabs.com