7 mesi di sciopero della fame. Lotta contro il tempo

Il tempo è poco. Il tempo che rimane per fare pressione e chiedere la liberazione di Alaa Abd-el Fattah, giunto oggi al giorno 210 del suo sciopero della fame Sono sette mesi esatti che Alaa si priva del cibo per difendere la sua dignità e, finalmente, tornare un uomo libero.

“Un cittadino britannico sta morendo per lo sciopero della fame in prigione in Egitto”, recita uno dei cartelli posti al sit-in in corso a Londra di fronte al Foreign Office.laa, Sana Seif, ha iniziato il sit-in, che sta diventando di giorno in giorno un luogo in cui andare e mostrare fisicamente la propria solidarietà. Pen International ha espresso ufficialmente il proprio sostegno al sit-in, e ci sarà una lettura pubblica del libro di Alaa, You have not yet been defeated (Fitzcarraldo; in italiano pubblicato da hopefulmonster, con il titolo Non siete stati ancora sconfitti, tradotto dall’arabo da Monica Ruocco).

Nel frattempo, 64 parlamentari appartenenti a tutto lo spettro politico britannico hanno chiesto a James Cleverly, confermato alla testa del Foreign Office, di prendere provvedimenti urgenti per salvare Alaa prima che cominci il Egitto l’infausta 27esima edizione della conferenza sul clima, il COP27. Prima che sia troppo tardi, dunque.

In Italia prosegue il digiuno a staffetta di solidarietà verso Alaa. Oggi 28 ottobre digiunano Chiara Segrado e il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury.

Oltre alle tende del sit-in, i cartelli, le persone, la solidarietà sono gli elementi – ancora una volta – di quella pratica rivoluzionaria che si realizza in un’occupazione di diverso tipo, ancora una volta profondamente politica, dello spazio pubblico. Lo scorso maggio, esattamente il 28 maggio 2021, Riccardo e io abbiamo lanciato il digiuno a staffetta come gesto – debole e proprio per questo ‘scandaloso’ – per rompere il silenzio su Alaa, sui 60mila prigionieri nelle carceri egiziane, su un regime che viola sistematicamente i diritti umani. Una staffetta per far comprendere che Alaa non è solo. Da allora, oltre duecento persone hanno digiunato e continuano a farlo. Chi vuole aderire, può scrivere una email a info@www.invisiblearabs.com

Ancora una volta, Gianluca Costantini è riuscito a cogliere, nella sua arte del disegno, nei tratti rarefatti della sagoma di Alaa, l’urgenza di una pressione sempre più forte per salvarlo.