Sciopero della fame totale. La sfida di Alaa per vita e dignità

Primo novembre. Ognissanti in Italia. In Egitto, prima delle 10 di mattina, Alaa beve il suo ultimo tè caldo. Sciopero della fame totale, senza neanche le 100 calorie al giorno che hanno tenuto in piedi Alaa, giunto oggi al giorno 214 del suo sciopero della fame, iniziato il 2 aprile scorso. E’ lo stesso Alaa Abd.el Fattah a spiegarlo nell’ultima lettera scritta ieri e consegnata ai familiari, in cui anticipa anche il salto che compirà il 6 novembre. Berrà l’ultimo bicchiere d’acqua. Sarà sciopero totale della fame e della sete. O verrà liberato, o morirà. Le alternative sono solo due. Mona Seif, una delle due sorelle di Alaa, ha fatto una breve clip video per raccontare non solo quello che Alaa farà, ma tutta la preoccupazione di una famiglia che da 9 anni è vessata da Abdel Fattah al Sisi, a cui non basta quello che già ha fatto.

Questo il testo della lettera consegnata ieri alla mamma di Alaa, la professoressa Laila Soueif. La prossima visita è segnata sul calendario della prigione di Wadi al Natrun il prossimo 17 novembre. Chissà cosa succederà nel frattempo.

La lettera è stata tradotta dall’arabo da Giulia Caccialanza. Mi è arrivato su messenger un messaggio, qualche ora fa, da una persona che non conosco – Giulia, appunto – e che ringrazio molto. “Ciao Paola! Ho tradotto l’estratto dell’ultima lettera di Alaa in caso possa servire”. Questi sono i silenziosi, inattesi ‘regali di Alaa’. Parlano di rispetto, di amore, di gesti di cura. Preferiremmo, tutti, non avere questi doni e vedere Alaa finalmente libero. Eppure, questi doni li dobbiamo accettare: sono l’antidoto alla crudeltà, alla banalità del male.

“Voi sapete la storia, ma è importante che io la racconti ancora. La maggior parte di questo viaggio l’ho fatto guardando indietro perché non vedevo niente davanti a me se non il vuoto… l’abisso. Gradualmente, ad ogni passo e ogni ritardo qualcosa mi è arrivato… da una visita, da una lettera, da un libro, da una foto, da un disegno, dal libro, dalle notizie della campagna e dalle notizie su Khaled. La situazione è cambiata e io ho cominciato a guardare avanti, ad un futuro per noi come famiglia.

Se uno desidera morire, allora lo sciopero della fame non sarà uno sforzo. Se uno si aggrappa alla vita, ma per istinto, allora fare lo sciopero della fame non ha senso. Se uno ritarda la morte solo perché si vergogna delle lacrime di sua madre, allora sta riducendo le possibilità di vittoria.

Oggi è l’ultimo giorno in cui bevo qualcosa di caldo, in particolare, dato che conto i giorni a partire dall’accensione delle luci alle 10 di mattina, domani martedì 1° novembre, prima che le luci si accendano, berrò l’ultima tazza di tè in prigione. Dopo esattamente 5 giorni (con l’accensione delle luci di domenica 6 novembre) berrò l’ultimo bicchiere d’acqua. Cosa verrà dopo non si sa.

Questa settimana è passata leggera, e la prossima passerà leggera. Ho continuato la mia quotidianità normalmente, perché ho preso la decisione di intensificare lo sciopero in un momento che mi è sembrato giusto per la lotta per la mia libertà e la libertà dei prigionieri di un conflitto in cui non hanno parte o da cui stanno cercando di uscire; per le vittime di un regime che è incapace di gestire le proprie crisi eccetto se non con  l’oppressione, incapace di riprodursi se non attraverso l’uso dell’incarcerazione.

Prendo questa decisione mentre vengo inondato dal vostro amore e con il desiderio della vostra compagnia.

Tanto amore finchè non ci vedremo.”

E in Italia la fiammella del digiuno solidale di 24 ore ciascuno per Alaa è sempre accesa, soprattutto ora. Oggi I novembre digiuna Mariacarmela Ribecco, attivista per i diritti umani

Grazie di cuore!

Chi vuole aderire al digiuno solidale, mandi una email a info@www.invisiblearabs.com