I messaggi di solidarietà verso Alaa inondano i social, non solo la mia bolla social. Ricordi, preghiere, richieste di agire per salvarlo, preoccupazioni. La decisione di Alaa di cominciare lo sciopero totale della fame, togliendo anche quelle misere 100 calorie che assumeva quotidianamente, ha reso tutti (me compresa, ovviamente) del tutto consapevoli. O Alaa verrà liberato entro pochissimi giorni, oppure morirà nella prigione di Wadi al Natrun. Non c’è una terza via, una via alternativa. Sono passati 215 giorni da quando Alaa ha cominciato il suo sciopero della fame…
Ecco uno dei tanti messaggi che descrivono Alaa. lo ha scritto su Facebook Nelly Ali, che ha conosciuto Alaa al tempo della rivoluzione del 2011. Uno per tutti quelli che ho letto soltanto oggi.
“La prima volta che ho visto Alaa… era a un raduno [in strada] nel 2011… passava il microfono chiedendo a tutte le persone presenti, a caso, la loro opinione su qualsiasi questione sociale di cui si stesse parlando quella sera….
Questa è l’immagine di Alaa che mi viene sempre in mente quando penso a lui… il passaggio del microfono, la risposta rispettosa nei confronti delle idee – sicuramente con alcune non era d’accordo, perché le risposte di quella sera erano tutte così diverse fra di loro….
E mi chiedo come sarebbe il mondo se i leader del mondo avessero agito nel modo in cui Alaa, come guida di quella discussione, aveva agito… ascoltando, apprezzando l’altro, comprendendo pienamente che tutti possiamo avere opinioni diverse e allo stesso tempo coesistere nell’amore e nelle amicizie e nelle relazioni…
Non so voi… ma una persona del genere la rispetto e non temo mai che esprima la sua opinione. Ma eccoci qui… è in prigione ed è in sciopero della fame per aver condiviso la sua, di opinione.
In che razza di mondo viviamo, se avere un’opinione può portare ad anni di prigione privati della luce del sole, senza poter toccare i propri cari, senza la speranza di un domani più giusto.
In solidarietà con Alaa e la sua famiglia, e in gratitudine perché qualcuno ha pensato che la nostra libertà vale il prezzo che sta pagando.”
Mona Seif ha ieri descritto in modo mirabile il significato di quello che ha fatto e sta facendo Alaa:
“A prescindere da come finirà… Alaa ha già vinto questa battaglia.
Ha vinto se ne uscirà vivo e raggiungerà noi, la sua famiglia, in sicurezza. Allora lo avrà fatto usando solo il suo corpo e le sue parole.
Se non ce la farà e morirà in prigione, il suo corpo dirà al mondo intero che razza di bugiardi siete tutti voi, creature disumane e spietate di cui non ci si può fidare per una pianta, figuriamoci per le persone e il futuro di questo pianeta.
E se morirà, aprirà uno spiraglio di luce per tutti gli altri prigionieri in #Egitto, e probabilmente i cosiddetti leader mondiali, che sono stati esitanti e codardi, agiranno in modo diverso sapendo qual è la vera posta in gioco.
Quindi per Alaa Abd-el Fattah, il mio bellissimo e straordinario fratello, non c’è scelta da fare, va avanti sapendo di aver già vinto la sua battaglia, a prescindere da ciò che sarà scritto sulla sua ultima pagina”.
Oggi 2 novembre digiunano, in solidarietà con Alaa, Claudia Santarcangelo ed Elisa Valcavi. Grazie a entrambe.
In questi ultimissimi giorni, più persone si sono offerte per digiunare: è un gesto di cura e di solidarietà, e allo stesso tempo mostra l’urgenza del momento, il senso di impotenza, la necessità di fare qualcosa. Lo scorso maggio, esattamente il 28 maggio 2022, Riccardo Noury e io abbiamo infatti lanciato il digiuno a staffetta come gesto – debole e proprio per questo ‘scandaloso’ – per rompere il silenzio su Alaa, sui 60mila prigionieri nelle carceri egiziane, su un regime che viola sistematicamente i diritti umani. Una staffetta per far comprendere che Alaa non è solo. Da allora, oltre duecento persone hanno digiunato e continuano a farlo. Chi vuole aderire, può scrivere una email a info@www.invisiblearabs.com