Israele. Scontro totale tra poteri dello Stato

Crisi costituzionale formalmente aperta, in Israele. Lo scontro tra sistema giudiziario e governo, già in corso da tre mesi, è arrivato alle lettere ufficiali con firme e timbri. Il Rubicone è stato varcato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, a capo di un esecutivo di estrema destra, che giovedì sera ha affrontato di petto la questione. “Quando è troppo è troppo”, ha detto, riferendosi all’accordo sul suo conflitto di interessi, legato ai processi che lo vedono indagato per corruzione. “Fino ad ora ho avuto le mani legate”, ha detto il premier, dopo che la Knesset aveva approvato una delle prime leggi della controversa riforma giudiziaria, quella che protegge il leader israeliano dal poter essere estromesso dal potere proprio per i processi in corso.

Netanyahu ha dunque scelto il muro contro muro, e la risposta della procuratrice generale di Israele, Gali Baharav Miara, non si è fatta attendere. È arrivata attraverso una lettera a Netanyahu, inviata mentre il premier si trova a Londra per il terzo viaggio europeo nel giro di tre settimane, lontano dalle proteste che diffuse in tutte le città israeliane (e persino in alcune colonie) contro quello che viene definito il “golpe” in atto da parte dell’esecutivo. La procuratrice generale definisce il coinvolgimento del primo ministro in una riforma di carattere costituzionale come “illegale e segnato dal conflitto di interessi”. Significa, nei fatti, che una qualsiasi legge approvata dalla Knesset, sostenuta da questo governo e considerata di carattere costituzionale sarebbe considerata nulla? L’uso del termine “illegale” sembra significare proprio questo, e fa entrare la crisi costituzionale israeliana in un terreno incognito di cui non si riescono a prevedere gli sviluppi.

Gli sviluppi a brevissimo termine mettono, per esempio, in gioco la stessa tenuta del governo Netanyahu. Il premier ha poco tempo, infatti, per portare a termine il piano di rivolgimento istituzionale e costituzionale. Lo si comprende non solo dalle pressioni sempre più ad alto volume del sistema di sicurezza israeliano, a partire dai servizi di intelligence e dai disagi evidenti nelle forze armate. Lo si comprende ancor [il resto dell’analisi qui, sul sito di Lettera22].

L’immagine è da un tweet di Bonot Alternativa. Credit: Inbal Orfaz.