Il caldo è arrivato, di colpo. Dovremmo già esserci abituati, a questo “caldo, di colpo”. Abituati al “non possiamo più tornare indietro”: il danno lo abbiamo già fatto, noi umani.
Mi fermo qui, con le recriminazioni sull’ignavia degli umani e sull’incapacità di molta politica di affrontare l’onda d’urto (evidente) dell’emergenza climatica.
Passo alle contromisure quotidiane. Per esempio, mangiare verdura cotta anche d’estate. L’altra sera, in una sera calda e umida a Roma, ho messo a tavola una minestra fredda di zucchine (romanesche, mi raccomando) con i loro fiori, con calamari e pomodorini in insalata.
Un po’ di cipolla rossa e due spicchi d’aglio e un po’ di sedano a soffriggere, e poi le zucchine a rondelle e due patate piccole per amalgamare. Basilico a volontà. Pronta la zuppa la mattina, l’ho lasciata raffreddare per le ore necessarie. Nel pomeriggio ho preparato i calamari al solito modo. Soffritto d’aglio, un po’ di peperoncino, calamari tagliati a listarelle, e poi sfumati con il vino bianco (avevo un rosè già aperto, ha fatto il suo dovere). Prezzemolo e origano. Giunti a cottura, ho lasciato anche i calamari raffreddare.
Un’ora prima della cena ho messo i calamari nella zuppa di zucchine ormai fredda, e ho aggiunto dei pomodorini datterino tagliati in insalata. Ho aggiunto un po’ di olio d’oliva e di basilico fresco, e portato in tavola in una zuppiera. Il mio amico Francesco ha commentato: un gazpacho di zucchine. Prendetela come la descrizione della piacevolezza del piatto: una minestra fredda che può fare da pasto completo, di sera, quando ormai il caldo è arrivato.