Domani ci comincia. Anzi, a dire il vero abbiamo già cominciato nello scorso febbraio, alla Fondazione Feltrinelli, che ringrazio per avermi coinvolto in un progetto a me carissimo.
Di piazze si è parlato e si parla, spesso – però – mitizzando la piazza o confinandola in una dimensione solo movimentista. C’è altro, c’è molto altro, da non sottovalutare. Non solo in Italia e in Europa. Soprattutto, nello scorso decennio, in una regione che è difficile di per sé definire fuori dagli schemi ancora (seppur involontariamente) coloniali e sempre di più piegati a una ‘strana forma’ di suprematismo occidentale. In Medio Oriente, Nord Africa, area mediterranea, Asia occidentale, le piazze non sono solo quelle che abbiamo (intra)visto nel 2011. Sono, semmai, quelle a cavallo del 2011 e che hanno segnato un’area molto vasta (non solo araba) per tutto il decennio successivo. La pandemia ha, per esempio, interrotto un processo in corso nel 2019 che stava interessanto almeno quattro paesi (Algeria, Sudan, Libano, Iraq).
Cosa significa, dunque, ‘piazza’, o meglio, spazio pubblico riconquistato e risignificato in termini politici? Cosa significa uno spazio in gran parte urbano (dalle megalopoli alle cittadine) che si ritrova luogo di conflitto politico e sociale, e luogo di espressione artistica e politica? Cosa significano libertà, vita, democrazia, futuro, dignità?
Abbiamo cominciato, lo scorso febbraio, a chiedere alle iraniane e agli iraniani in Italia di raccontarci il movimento “Donna. Vita. Libertà”, un movimento – non solo carsico, negli ultimi mesi – nato dall’ennesima violazione alle donne, alle vite, alle libertà compiuto dal regime al potere a Teheran. La linea che abbiamo deciso di seguire è quella di conversazioni in cui non siamo noi – italiani, esperti, giornalisti – a raccontare ciò che succede, ma siamo “noi” a metterci in ascolto e a chiedere a “loro” la loro narrazione. Non tutta uguale, diversificata, viva, vivace.
Continuiamo, ora, a chiedere a “loro”, ad ascoltare. Il 19 settembre, il 26 settembre, il 2 ottobre, sempre alle 19, avranno luogo alla Fondazione Feltrinelli, a via Pasubio 5 a Milano, conversazioni sulla piazza. Sulle Piazze Inquiete. E si comincia con la piazza divenuta simbolo e icona. Il Cairo, da piazza Tahrir all’intera megalopoli, dalla piazza sognata alla città sede di conflitto e della vita complessa, sino alla città abbandonata da settori del potere.
Il 19 settembre ascolteremo Lina Attalah, intellettuale tra le più profonde e amate nel mondo arabo, cui il Premio Inge Feltrinelli ha conferito una menzione speciale per il lavoro che da anni fa assieme alle colleghe e ai colleghi di Mada Masr, un progetto giornalistico d’inchiesta tra i più innovativi e professionali dell’intera regione araba. Lina Attalah sarà in conversazione con Francesca Biancani, professoressa all’università di Bologna, dove insegna Storia e Relazioni internazionali del Medio Oriente. Precedentemente alla LSE e SOAS di Londra, è stata allieva del professor John Chalcraft (che ritroveremo in Fondazione il 2 ottobre, assieme a Sinan Antoon).
Dopo la conversazione tra Lina Attalah e Francesca Biancani, a seguire, un appuntamento altrettanto importante: “Non siete stati ancora sconfitti”, lettura scenica di Massimiliano Speziani dal libro omonimo di Alaa Abd el-Fattah.
