Il padre dell’articolo 11 – l’articolo con cui la nostra Costituzione ripudia la guerra – ha voluto essere sepolto nei luoghi di una delle più terribili stragi nazifasciste. Monte Sole. Marzabotto. Quasi mille persone uccise in pochi giorni, nell’autunno del 1944. La liberazione era vicina, appena pochi mesi, ma il prezzo da pagare doveva essere ancora alto.
Con il suo corpo seppellito a Monte Sole, Giuseppe Dossetti aveva voluto, nel 1996, incarnare. Il legame tra la guerra di liberazione e l’impegno quotidiano per la costruzione della democrazia, in Italia e ovunque nel mondo. Non era un legame ideale. Dossetti – padre costituente e fondatore di una comunità ‘monacale’ – il legame tra la nostra storia bella di liberazione e il mondo l’aveva voluto sperimentare, con la costanza e con il silenzio. La sua comunità è a Monte Sole, e poi da decenni è in Terrasanta, in Palestina, a Gerico e ad Ain Arik. E qui in Giordania, a Main, da oltre quarant’anni.
È una presenza viva, incarnata nei fratelli e nelle sorelle della “Piccola famiglia dell’Annunziata” che ieri erano nella chiesa del quartiere di Sweifiyeh, ad Amman, dove è stata celebrata una messa in suffragio di Papa Francesco. Una messa che ci ha messo tutti insieme, stipati nella chiesa, attorno a una figura di pontefice che è stata vicina, vicinissima a Gaza. Alla sua disumanizzazione quotidiana.
Tutto si tiene, insomma. La storia della nostra liberazione e l’impegno (costante e spesso in silenzio) per una pace piena. Dossetti, il partigiano “Benigno”, e il ripudio della guerra e delle guerre. La storia e l’oggi.
Ancora una volta, come spesso mi è capitato, il #25aprile lo passo lontano dall’Italia. E’ un modo per viverlo guardandolo immerso nel mondo, il nostro #25aprile. La Liberazione o è per tutti o non lo è. E’ monca. Esclude chi ha diritto, come noi, a libertà e pace.
Buon 25 aprile. Buona Liberazione. Viva la libertà. Sempre antifascisti.
