Gli alberi che sussurrano al mondo

“Gli alberi che sussurrano attorno al tempio presto diventano
cari quanto il tempio stesso”
(John Keats – Endimione)

Sono andata a Mar Elias, in quel luogo che nella tradizione è ritenuta la casa di Elia. Poco più di un’ora di macchina a nord di Amman, vicino ad Ajloun. In cerca del soffio di vento, sussurro, mormorio. Un’area in cui a regnare sono i lecci, sui pendii e dentro i siti archeologici. E di lecci è piena anche la casa di Elia, in cima a una collina, di fronte a un panorama mozzafiato che si estende sempre verso nord, tra grandi valli e colline.

Il soffio, lo “hawa”, quell’aria che filtra tra le foglie e le fa parlare l’ho sentito, mescolato a un timido cantare di uccelli e a un lontano vociare di bambini. L’armonia è tutta lì, nella relazione che non esclude nessuno, né nonumano né umano. Foglie, lecci, uccelli e bambini. E le pietre antiche e sacre.

“Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».”

Non so se in quel soffio in cui foglie, bambini e uccelli suonavano l’orchestra del mondo ci fosse, ci sia Dio. C’era di sicuro il mondo, quello che non ascoltiamo.

Le foto sono state scattate a Mar Elias, e poi alla Grotta di Cristo e ai resti (bellissimi) di un monastero sorto sulla collina di fronte alla cosiddetta Grotta di Cristo, dove si racconta che Gesù si fermò nel viaggio che lo stava portando dal Lago di Tiberiade verso la predicazione.

Grazie a Franco Sciorilli per avermi fatto conoscere una Giordania ‘nascosta’.