Mi rendo conto di non aver aggiornato da un po’ di tempo il mio blog. Aggiorno molto i miei social, e mi dimentico di questo spazio virtuale, di questo luogo da cui è nata la mia presenza sul web. Le coincidenze, però, hanno un senso, ogni tanto. E se son planata su invisiblearabs, proprio oggi, è perché tutto si tiene.
Alaa Abdel Fattah è atterrato oggi sano e salvo a Londra: inizia per lui un nuovo capitolo da uomo libero, da persona che non solo è finalmente stata liberata da una carcerazione ingiusta, ma è ora fuori dall’Egitto. Suo paese, e anche sua prigione. E’ attraverso Alaa e gli informatici e i blogger e i rivoluzionari dell’inizio degli anni Duemila che ho scoperto gli arabi invisibili che danno il titolo a questo e-diario. O e-samizdat. E soprattutto, attraverso Alaa e i suoi fratelli e sorelle ho scoperto un mondo virtuale che, allora, apriva possibilità che sembravano infinite.
La storia di questi oltre vent’anni non è solo lunga: è incredibile, bella e altrettanto dolorosa. Racchiusa nelle poche parole che Alaa ha messo su Facebook, poco prima di partire dal Cairo e riuscire a salire su quell’aereo che lo avrebbe portato a Londra