Tempeste e arresti

Una tempesta ha distrutto, e continua a distruggere, le tende di Gaza. Le tende dove avevano trovato rifugio (la storia è sempre quella!) i palestinesi che errano per la Striscia, da nord a sud e viceversa. I container, le case-mobili, sono al di là di Rafah, in Egitto. Alcune le abbiamo pagate con i nostri soldi, i soldi che ha messo il nostro Stato – non la nazione, vi prego!, lo Stato – come membro delle Nazioni Unite e contributore alle agenzie dell’organizzazione. I nostri soldi sono lì, oltre il confine dell’inferno. Poi ci sono le ong, le associazioni, gli individui: sono quelli che hanno salvato la vita dei gazawi, letteralmente. Chi ha inviato soldi attraverso le piattaforme telematiche, chi attraverso ong fidate, chi direttamente alle agenzie dell’Onu (perché non solo gli Usa, ma anche l’Europa ha diminuito il proprio contributo alle agenzie, e di molto). E’ esattamente quello che è successo con la Sumud Flotilla: abbiamo dato soldi, noi, come individui, perché i governi sono stati assenti. Per meglio dire, il nostro stato e l’Europa hanno pagato altri, cioè gli israeliani. Hanno pagato da decenni l’occupazione del Territorio Palestinese da parte di Israele. E lo hanno fatto in vari modi: hanno pagato il sistema militare israeliano, con accordi di cooperazione militare; non hanno sanzionato Israele per le violazioni continue dei diritti umani e civili, compreso l’uso sproporzionato (un eufemismo…) della violenza, più che della forza militare; hanno calmierato l’occupazione, costruendo scuole e sostenendo la popolazione civile. Significa, di fatto, aiutare chi sta in un campo di concentramento, non aprendo le porte del campo, ma alleviando le sofferenze dentro il campo chiuso e blindato.

Ora, lo stato occupante, che nel frattempo sta compiendo un genocidio sulla popolazione palestinese, fornisce alla magistratura italiana notizie su persone palestinesi che vivono in Italia, alcune da decenni. E le accusa di far parte di Hamas, o di sostenere economicamente Hamas. Sono anni, forse un paio di decenni, che le notizie sui palestinesi ci arrivano non attraverso la nostra intelligence, nonostante la lunga tradizione che abbiamo. Ci arrivano attraverso la potenza occupante. Il carceriere, dunque. È successo per le associazioni palestinesi per i diritti umani, accusate di terrorismo (accuse poi cadute, ma nel frattempo si è provato a infangare chi aveva incontrato i loro dirigenti). È accaduto persino con un’agenzia delle Nazioni Unite, l’Unrwa (a proposito, i miei soldi di individuo sono andati proprio all’Unrwa, questo Natale): accusata di terrorismo, l’Israele ne ha chiuso la sede a Gerusalemme est, parte occupata di Gerusalemme. Ha invaso la sede, ha tirato giù la bandiera dell’Onu, e lo scempio lo ha compiuto uno stato membro dell’Onu nonché potenza occupante in violazione non solo di decine di risoluzioni del Consiglio di sicurezza, ma in violazione di una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia, il più alto tribunale della nostra comunità umana, che obbliga Israele a liberare i territori che ha occupato nel 1967.

Pongo, allora, alcune domande.

La prima. Dov’erano inquirenti e intelligence in questi decenni, in cui le persone arrestate hanno vissuto in Italia? La storia della presenza di esponenti delle fazioni palestinesi in Italia precede la stessa nascita di Hamas. È una presenza non solo conosciuta, ma anche all’interno della nostra politica mediterranea.

La seconda. Quanto sono affidabili le notizie arrivate da uno stato che in questo preciso momento continua a compiere un genocidio a Gaza?

La terza. Perché i magistrati citano la Corte penale internazionale, senza citare il fatto che sono stati emessi mandati di cattura da parte del tribunale nei confronti di cinque persone, il primo ministro israeliano Netanyahu, l’ex ministro della difesa Gallant, e tre dirigenti di Hamas e delle Brigate al Qassam uccisi da Israele in esecuzioni extragiudiziali (Haniyeh, Sinwar, Deif), e che esponenti del nostro governo continuano a intrecciare rapporti con il premier israeliano, destinatario di mandato di cattura?  Le indagini – dicono i magistrati – “non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale”.

E allora, quarta domanda, con quale criterio si incamerano “prove” fornite da uno stato che sta commettendo crimini, in una storia di cooperazione giudiziaria in cui Israele, peraltro, non fornisce cooperazione quando si tratta, per esempio, di indagini sul riciclaggio?

Infine, quinta domanda: come si colloca, in questa indagine che prende informazioni da uno stato gia accusato di compiere azioni con intento genocidiario dalla CIG, la legge n.962 del 9 ottobre 1967, primo firmatario Aldo Moro, sulla “Prevenzione e repressione del delitto di genocidio”?

(prima puntata)

Bibliografia: Paola Caridi, Hamas. Dalla Resistenza al Regime, Feltrinelli, novembre 2023 (all’interno, ci sono pagine e pagine sulle associazioni di beneficenza islamiste in Palestina).