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La casa del Ciuciulìo
I proprietari di quest’abitazione privata, acquistata nel lontano 2009 mentre ancora risiedevano a Gerusalemme, hanno voluto unire con un filo, che attraversa tutto il Mediterraneo, modi simili di stare assieme.
Sotto un portico, o nei cortili, accanto a una porta, su una terrazza. Assieme a conversare, bere un caffè o un bicchiere di vino. Scambiarsi notizie, esperienze, e – perché no? – pettegolezzi bonari. Nel cuore della Sicilia così come nella regione araba.
In arabo, l’abitazione è stata chiamata Dar al Liwan, la Casa del Liwan. È un omaggio all’architettura araba, in cui il “liwan”, in alcune costruzioni popolari, è una sorta di porticato chiuso su tre lati e aperto sul quarto, la zona in cui la casa si apre verso l’esterno, e in cui ci si riunisce assieme agli ospiti o in famiglia per prendere un caffè, rilassarsi, parlare. Conversare, appunto. Si è scelto, dunque, di tradurre “liwan” con “ciuciulìo”, una parola che, come capita molto spesso, ha diversi significati in siciliano.
Dopo la seconda guerra mondiale questa casa era conosciuta come “la casa di Padre Guarino”, parroco della vicina Chiesa del Rosario. Dopo il terremoto del gennaio 1968, le case nei Vicoli Saraceni di Sambuca si spopolarono ed anche la Chiesa del Rosario fu chiusa.
Solo nel 2011 su richiesta dei vecchi e nuovi abitanti dei Vicoli la Chiesa del Rosario è stata riaperta al culto, dopo essere stata al suo interno radicalmente ripulita.
La casa del sarto
abitazione privata.
È stata restaurata negli anni 2015 e 2016 dai nuovi proprietari, che hanno vissuto e lavorato molti anni a Il Cairo e poi a Gerusalemme. L’attuale casa è l’insieme di due abitazioni costruite in periodi successivi, nei primi anni del 1900, e poi unite dai precedenti proprietari.
Al piano terra era situata la stalla, con la mangiatoia per i muli. La mangiatoia, in fase di restauro è stata preservata insieme alla cancellata, che ancor oggi chiude l’accesso alla vecchia stalla.
Al primo piano è stato invece conservato un antico forno per il pane. È stata inoltre ripristinata l’antica ‘purrera’ con la volta originale, collocata sotto la stalla: da questa ‘purrera’ veniva tratta la pietra arenaria per la costruzione della casa, come nella tradizione edile di questa regione. Il portone, tipicamente inglese, è invece una licenza architettonica, voluta dagli attuali proprietari, a ricordo del loro lungo peregrinare. La ceramica con la scritta ” la casa del sarto” è stata realizzata, in lingua araba e in lingua italiana, da una famiglia di ceramisti armeni, Dorin e George Sandrouni, che risiede a Gerusalemme, città dove i proprietari della casa hanno vissuto oltre dieci anni. La lingua araba è stata usata anche per ricordare che la casa sorge in un antico quartiere arabo, costruito intorno al castello fondato dall’Emiro al Zabut dopo il suo sbarco in Sicilia intorno all’anno 830.
Sul prospetto della casa è stata inserita, in fase di restauro, un’immagine della Madonna dell’Udienza, patrona di Sambuca di Sicilia, realizzata da un ceramista siciliano, dipinta su vecchie maioliche recuperate.
“La casa del sarto” vuole infine ricordare un sarto, Antonino Caridi, il padre della moglie del proprietario. Uno dei tanti emigrati dal sud d’Italia, giunto a Roma da Reggio Calabria dopo la Seconda guerra mondiale e poi divenuto membro dell’Accademia Nazionale dei Sartori.