Cafè Jerusalem – Il testo

Ho deciso di mettere in linea il testo di Cafè Jerusalem, sul palcoscenico tra 2015 e 2017 nei teatri italiani, prodotto da Suq-Chance Eventi e Teatro Stabile di Genova. Musiche originali dei Radiodervish, che hanno prodotto  sul testo un album dallo stesso titolo, Cafè Jerusalem. Avete, dunque, già la colonna sonora che può accompagnare la lettura di questo testo.

Cafè Jerusalem – testo teatrale di Paola Caridi 

Musiche originali – Radiodervish

PERSONAGGI

Nura, la protagonista,

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Una scuola, le ruspe, “il prossimo tuo”

Le notizie che arrivano da Khan al Akhmar sono tristi, dure, insopportabili. Le ruspe sono giunte nel piccolo villaggio di beduini proprio di fronte alla Locanda del Buon Samaritano, lungo la strada che da Gerusalemme conduce, in una manciata di chilometri, a Gerico. Hanno l’ordine, stabilito dalla corte suprema israeliana dopo oltre dieci di battaglia legale, di distruggere una scuola. Sì, una scuola. Niente di più e niente di meno. Una scuola costruita per i bambini del villaggio di lamiere e pezzi di legno, in mezzo al deserto. Una scuola costruita con i soldi italiani ed europei grazie al

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Non è questione di tasse, a Gerusalemme

Il grande portone del Santo Sepolcro a Gerusalemme è stato riaperto all’alba. La clamorosa protesta delle chiese cristiane presenti nella Città Santa e proprietarie di immobili si è chiusa, per il momento. O meglio, è stata sospesa quando si è aperta una linea di dialogo con il governo israeliano ed è stato messo per ora in un cassetto  il progetto di legge presentato alla Knesset dalla deputata Rachel Azaria su complesse questioni immobiliari.

Sarebbe riduttivo descrivere

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Gerusalemme, città senza piazze

Questa è la seconda e ultima parte delle letture che ho tenuto nel mio tour negli Stati Uniti, Messe insieme, rielaborate, e soprattutto ritradotte. Tra una sezione e l’altra è passata un brandello di storia, e cioè la dichiarazione di Donald Trump con la quale rende formale il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele. Un gesto formale politico, che fa seguito alla presa di posizione del Congresso nel 1995 per lo spostamento dell’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Ho dunque aggiornato questo lavoro alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni. Buona lettura.

Terza parte – RIDEFINIZIONE SPAZIALE DELLA VITA SOCIALE E COMUNITARIA DI GERUSALEMME

Gerusalemme, l’archetipo della Città, è a rischio in quanto città. Perché non ha più una piazza.

Rinchiusi all’interno delle vecchie linee di confine del Mandato britannico

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Quando cambiano le regole del gioco

Donald Trump è stato molto chiaro, nella sua dichiarazione su Gerusalemme capitale di Israele. Per l’ennesima volta, durante la sua presidenza, ha messo da parte la comunità internazionale, le convenzioni firmate anche dagli Stati Uniti, le risoluzioni dell’Onu votate anche dagli Stati Uniti, il diritto internazionale. Di conseguenza, ha indicato il suo metodo: definire, in quanto presidente, il ruolo degli Stati Uniti nel mondo fuori dagli organismi unilaterali.

La possiamo definire in vari modi. Politica imperiale, imperialista,

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Non è tutta colpa di Trump

Non è tutta colpa di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti poggia la sua decisione di trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme su un preciso atto legislativo del Congresso americano, approvato nell’autunno del lontano 1995. Ed è dunque nel cuore della politica di Washington che vanno cercati i responsabili di una decisione improvvida, dissennata, priva di quell’equidistanza necessaria per spegnere le micce in Medio Oriente. È tutta colpa di Trump, invece, la decisione di gettare la questione di ‘Gerusalemme capitale d’Israele’ in un Medio Oriente che è già campo di battaglia. Con tutte le conseguenze che si prevedono a tavolino, e quelle che nessuno – a Washington, a Tel Aviv, a Ryadh, a Bruxelles – può prevedere o dare per scontate.

Cominciamo, però, da quello che a buon diritto possiamo definire il casus belli.

In principio fu il Jerusalem Embassy Act

Il cosiddetto Jerusalem Embassy Act ha una lunga storia,

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La radio racconta

Ho sempre amato Wikiradio, una di quelle trasmissioni che restituiscono alla radio il fascino del tempo in cui era uno dei pochi mezzi di diffusione di massa del racconto. Wikiradio, nello specifico, sta peraltro assolvendo a un compito di documentazione di cui potrebbe beneficiare anche la scuola.

Mi hanno chiesto di raccontare Edward Said.

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