Non è tutta colpa di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti poggia la sua decisione di trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme su un preciso atto legislativo del Congresso americano, approvato nell’autunno del lontano 1995. Ed è dunque nel cuore della politica di Washington che vanno cercati i responsabili di una decisione improvvida, dissennata, priva di quell’equidistanza necessaria per spegnere le micce in Medio Oriente. È tutta colpa di Trump, invece, la decisione di gettare la questione di ‘Gerusalemme capitale d’Israele’ in un Medio Oriente che è già campo di battaglia. Con tutte le conseguenze che si prevedono a tavolino, e quelle che nessuno – a Washington, a Tel Aviv, a Ryadh, a Bruxelles – può prevedere o dare per scontate.
Cominciamo, però, da quello che a buon diritto possiamo definire il casus belli.
In principio fu il Jerusalem Embassy Act
Il cosiddetto Jerusalem Embassy Act ha una lunga storia,
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