Parole vuote. Sull’Italia, l’Egitto, e la giustizia per Giulio – Omar Robert Hamilton

Questo blog, come sapete, contiene solamente i miei articoli, le mie riflessioni, i miei pensieri. Raramente faccio una eccezione, perché le eccezioni van fatte. Ho chiesto a Omar Robert Hamilton di mettere sul mio blog la traduzione italiana dell’articolo che ha pubblicato su Jadaliyya. Ed eccola qui. 

Poche parole sull’autore, Omar Robert Hamilton. Regista, attivista, firma analisi e commenti su The Guardian e London Review of Books. Era a piazza Tahrir, al Cairo, cinque anni fa, assieme alla sua famiglia e agli altri ragazzi che hanno fatto la rivoluzione.

Fratture multiple, bruciature di sigaretta, abrasioni, unghie strappate, tutte le dita rotte, decine di lacerazioni su tutto il corpo, sulle piante dei piedi, e sulle orecchie, e per concludere la rottura del collo e il soffocamento. Il corpo di Giulio è stato ritrovato seminudo lungo il ciglio di una strada.

I segni dei servizi di sicurezza egiziani sono immediatamente riconoscibili. Nessuno ha dubbi sulla mano che ha ucciso Giulio Regeni. E così i rapporti diplomatici ed economici tra Egitto e Italia sono stati spinti a forza sotto i riflettori.

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Borders are there to be crossed

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The International Book Fair in Torino, the second largest Book Fair in Europe, has announced that Saudi Arabia will no longer be the guest of honour in its 2016 event. Instead, next year’s fair will focus on Arab Literature more broadly. This move breaks with the fair’s long tradition of hosting a different country each year, in close collaboration with the embassies and the ministry of culture of the guest countries.

It was almost midnight in Sydney and about 4pm in Sambuca in Sicily, when the Italian newsagency ANSA launched the news: “The organizers decided that the International Book Fair in Torino would not have an honoured guest next year, but would shift from a geopolitical to geo-cultural criteria” (ANSA, 6 October 2015).

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