Morire una mattina a Jenin

“Per me Jenin non è una storia effimera nella mia carriera o persino nella mia vita personale. È la città che può sollevarmi il morale e aiutarmi a volare. Incarna lo spirito palestinese che talvolta trema e crolla e poi, oltre ogni immaginazione, si rialza per seguire le sue traiettorie e i suoi sogni”.

Shireen Abu Aqleh, This Week in Palestine, ottobre 2021

Cento chilometri. Appena cento chilometri separano Jenin da Gerusalemme. Jenin, in cui stamattina presto è stata uccisa con un colpo alla testa Shireen Abu Aqleh, la più nota giornalista televisiva palestinese, e Gerusalemme, la città in cui era nata, per la precisione nel quartiere di Beit Hanina, a est della linea verde, molto vicino a Ramallah. Eppure, per lei era proprio Jenin, in cui ha perso la vita, la città che Continua a leggere

calendario di maggio

Sarò a nord, tra qualche giorno. Dall’Emilia Romagna al Veneto, per poi spostarmi al Salone Internazionale del Libro di Torino (venite? Qui ci sono tutti i dettagli del programma, compreso Anime Arabe). Prima di arrivare al Lingotto, ho alcuni appuntamenti che mi sono molto cari: l’elenco lo trovate qui, invece, sulla pagina autore di Feltrinelli. Presento Gerusalemme senza Dio, edizione stra-aggiornata e tascabile.

E a Udine, in quel piccolo gioiello che è il Festival Vicino/Lontano, parlo di Alaa Abd-el Fattah assieme ad amiche/amici cari. I dettagli qui.

Grazie per gli auguri!

Le cose divertenti della vita da quando esistono i social. Molti si ricordano del tuo compleanno perché, per esempio, Facebook glielo ricorda. Molti ripescano il tuo numero in quell’immenso archivio telefonico che è ormai diventato il nostro smartphone. E in molti ti scrivono, perché – nella corrente talvolta vorticosa in cui viviamo una quotidianità fatta di messaggi, messenger, dm, sms, whatsapp, chat, mail, zoom, caffè sul fuoco, e poi finalmente tutto il resto che ha bisogno di tempo e riflessione – fa piacere riprendere i contatti, chiedere “come stai”, aggiungere “amica mia” e “cara” affinché le distanze geografiche si accorcino.

A me questa pratica del compleanno virtuale piace. Mi fa piacere ricevere gli auguri e riannodare i fili. E anche quest’anno, i fili congiungono i cari, vecchi amici del liceo Manara ai vecchi amici di una vita (fuori dalla scuola), alle ragazze e ai ragazzi, agli amici cari del ‘tempo all’estero’, ai colleghi conosciuti nei vari mestieri attraversati.

Per il mio compleanno non ho chiesto un’opera di bene né un sostegno economico alle tante, incredibili associazioni che aiutano il bene del pianeta e la nostra coscienza. Ognuno sa, e fa quello che più ritiene vicino al proprio agire. Qualcosa, però, ve la chiedo. Di seguire la vita quotidiana di Alaa Abd-el Fattah, che da otto anni è dentro il carcere di massima sicurezza Tora II al Cairo. Proprio ieri, mentre mi mandavate gli auguri, Alaa ha superato la boa di un mese di sciopero della fame. Sciopero della fame per i suoi diritti, in una cella di isolamento. Cercate sue notizie, seguite la sua vita e la testimonianza che, ahimè, sta regalando a tutti noi. Come si difendono i propri diritti e la propria dignità.

E grazie dal profondo del mio cuore per gli auguri, durati addirittura 48 ore.

 

 

Premio Stefano Chiarini

Inattesa, come le belle sorprese.

Ricevere il premio dedicato a Stefano Chiarini, dopo vent’anni passati a occuparmi di un pezzo di pianeta che è persino complicato definire con un nome. Oriente prossimo, Vicino, Medio.  Soprattutto, ricevere un premio dedicato a una figura di giornalista come Stefano Chiarini.


È un bel regalo. E un regalo che arriva dopo la riedizione di Gerusalemme senza Dio.

Ci vediamo il 13 e il 14 maggio a Modena.

25 aprile 2022

E anche quest’anno il 25 aprile lo celebro ricordando il mio maestro, Paolo Spriano, che partigiano lo è stato, da giovanissimo studente universitario torinese, e che della sua esperienza nella Resistenza ha fatto strumento imprescindibile della sua ricerca storica e della sua vita di intellettuale.
Non ho avuto parenti, familiari nella Resistenza. Ho avuto un maestro che i valori della Resistenza mi ha insegnato all’università e con il quale, proprio per questo, ho deciso di laurearmi. La mia, insomma, è stata una scelta consapevole: la scelta di aderire a quei valori, di ritenerli materia fondante, e di guardare – attraverso la lente delle libertà – il presente. Riconoscere, insomma, la resistenza ovunque c’è e ovunque va difesa. Vale per l’Ucraina. Vale per i resistenti che oggi sono ingiustamente detenuti come prigionieri di coscienza.
Ed è a uno di loro (li simboleggia tutti) che dedico il mio personale 25 aprile. Una persona, un uomo che ha cominciato a resistere, anche lui, da giovanissimo, e che da otto anni si trova rinchiuso nella prigione di massima sicurezza di Tora, al Cairo. Si chiama Alaa Abd El Fattah, è da oltre 20 giorni in sciopero della fame. Alaa resiste per affermare i suoi diritti e la sua libertà. Ieri come oggi, la lotta di Alaa non è solo per lui, ma per tutti noi.

Gerusalemme e il pane senza sale

Condivido sul mio blog un commento di Filippo Landi pubblicato sul suo blog dalvostroinviato.

Terra Santa, Gerusalemme e la Via delle storie. Ho visto anch’io il lungo servizio televisivo, dedicato  a questi luoghi e trasmesso all’interno della rubrica della Rete Uno della Rai.

In quei luoghi ho trascorso oltre dieci anni della mia vita. Lì ho lavorato, lì ho raccontato le storie che passavano sotto i miei occhi. Potete immaginare, allora, quale emozione in più del comune spettatore mi ha spinto a Continua a leggere

Esseri umani in attesa

Due foto. I luoghi sono lontani fra di loro.

In basso a destra, Yarmouk. E’ in Siria, alla periferia di Damasco. Il più grande campo profughi palestinese, una casa per 160mila persone, almeno sino al 2011. Nel 2012, quando la rivoluzione siriana si trasforma in guerra civile e guerra per procura, il campo di Yarmouk, un vero e proprio quartiere dello hinterland di Damasco, rimane al centro dello scontro tra il regime di Assad e le varie sigle della rivolta. L’assedio del 2013 è pesantissimo, per la popolazione. L’immagine scattata dall’Unrwa rende conto della rottura della situazione in cui versava Yarmouk quando l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi riesce, solo nel 2014, a rompere l’assedio. E’  l’icona del dolore, l’icona dell’umanità dolente.

Seconda foto, a sinistra. Kyiv, marzo 2022. La scatta un grande fotografo, Emilio Morenatti dell’AP. Il rifugio per gli ucraini che devono lasciare Kyiv (devono lasciare, perché nessuno lascia la propria casa se non è costretto) è un ponte. O meglio, quello che rimane di un ponte, che – si presume – è stato fatto saltare dalle forze ucraine per fermare in questo modo la possibile avanzata dei russi che hanno invaso dieci giorni fa il paese. In attesa di passare, tutti assieme. Come in attesa erano gli abitanti di Yarmouk.

Esseri umani in attesa di un destino ignoto, comunque deciso da chi, al Cremlino, ha violato le regole del diritto internazionale, della legalità internazionale, della civile convivenza, della democrazia.

Kharkiv, Kyiv, Sarajevo. L’omicidio rituale delle città

Le fiamme salgono dalla facoltà di sociologia dell’Università Karazin di Kharkiv, una delle città più martoriate in questi primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina. Un missile delle forze armate russe ha centrato il palazzo, uno degli edifici di quella che veniva considerata la migliore università del paese, oltre duecento anni di vita, l’Alma Mater di uno dei più importanti fisici dell’età contemporanea, Lev Landau. Le fiamme salgono e si Continua a leggere