La pubblicità mostra le paure. La politica internazionale mostra il (proprio) fallimento

Kabul è caduta. Non ho parole.

Non ci sono mai stata, come invece i miei pard di Lettera22, Emanuele Giordana e Giuliano Battiston, che vi consiglio caldamente di leggere. Appartengo, però, a quella parte dell’occidente che ha vissuto molti anni fuori dall’occidente e riconosce, anche per mestiere, la capacità innata dell’occidente a fallire miseramente le proprie strategie. Succede per un atteggiamento compiutamente (ancora) coloniale, ignorante, di sufficienza nei confronti delle popolazioni. Siamo stati incapaci di scegliere alla guida di quei paesi, Afghanistan, Vietnam, Iraq, altro se non clientes ed esecutori e fantocci senza consenso e legame con la realtà  che – a un certo punto – fuggono o si sciolgono come neve al sole. E poi falliamo perché – ed è questo il vero vulnus – pensiamo ancora che i diritti universali (che però valgono sempre meno da noi) siano valori occidentali che dobbiamo portare sui fusti dei cannoni. A pagarne le spese – di ignavia, insipienza e protervia – sono gli altri. Che si chiamino vietnamiti o afghani. Ed è la cosa che mi indigna di più.

Elicotteri a parte, la differenza tra Saigon e Kabul è che Saigon è stata una sconfitta tutta statunitense. Kabul è una sconfitta compiutamente occidentale.

da Arabi Invisibili (Feltrinelli 2007) 

“Un’odalisca sinuosa e ammiccante danza per compiacere quattro sceicchi arabi che fumano narghile e conversano amabilmente tra cuscini e luce ovattata. Vestiti in stile tradizionale, keffiah e caftano, i quattro ricchi sauditi sono le uniche persone presenti nella grande stanza dai colori seppiati. Sul tappeto, l’aquila americana fa bella mostra di sé, accanto a una scrivania divenuta famosa in tutto il mondo. La scrivania del presidente degli Stati Uniti. Nello studio ovale della Casa Bianca. È un fotomontaggio evocativo l’ultima trovata di Saatchi&Saatchi, una delle più innovative agenzie pubblicitarie, per rendere appetibile Dominazione Globale, una delle versioni recenti di Risiko, il defatigante gioco di società che disegna le guerre future e ipotizza scenari incredibili. Pescando, anche, delle paure recondite della gente. In un clima da “guerra dei mondi” perché, dunque, non immaginare che il Medio Oriente atterri a Washington, e che gli sceicchi dell’Arabia occupino infine la Casa Bianca e la governino? Anche grazie a Risiko, può essere possibile  portare in superficie timori ormai consolidati.

I creativi della pubblicità – si sa – rendono immagine immediatamente fruibile  i pensieri più nascosti che albergano nello stomaco e nel cuore del pubblico. Anche quando si tratta di alta politica. E i pensieri della gente, neanche tanto reconditi per la verità, si condensano in una semplice quanto banale equazione: musulmano=terrorista. Se poi il musulmano è per giunta arabo, la fusione tra i due termini è totale, perché gli arabi sono la parte più vicina e avanzata di un mondo musulmano di cui non si conoscono, spesso neanche le coordinate che si spingono sino ai grandi arcipelaghi dell’Oriente estremo”.

Di piscine e provincia italiana

A Umbertide c’è una piscina comunale. Per la precisione ce ne sono due. Una all’aperto, dove in questi giorni di caldo feroce trovano ristoro le famiglie di questa zona particolare dell’Umbria, immersa in retaggi e tesori artistici impareggiabili. C’è poi l’altra piscina, quella al chiuso che funziona tutto l’anno. Otto corsie da 25 metri. Una di quelle piscine da allenamenti e gare, corsi per bambini e aquagym.

Niente di nuovo, nella provincia italiana. E per fortuna. Eppure questa presenza diffusa delle piscine comunali, nella provincia italiana, è un segno di civiltà alla pari dei tesori d’arte e naturalistici. È il segno di un’attenzione verso il benessere dei propri cittadini, della buona salute prima e oltre la tutela sanitaria. È il simbolo, anche, di quello che si può fare per tutte le fasce d’età, a cominciare da bambini e ragazzi, per offrire qualcosa di più oltre alla noia e al bar.

Non è scontato, che cittadini e amministrazioni comunali siano attenti al benessere di chi nei luoghi vive. Soprattutto se si vive nel meridione d’Italia. Bisogna ‘salire’ verso nord per ricordarsi che ci sono dei diritti che andrebbero chiesti, come abitanti dei piccoli centri: diritto alla pulizia delle strade, al decoro dell’arredo urbano, alla cura dei territori, e anche diritto allo sport, ai centri sportivi, alla cura della persona.

È vero che la testa lavora e ragiona meglio in un corpo che prova a fare un po’ di attività sportiva. Me ne accorgo in questi giorni dedicati alla scrittura, alla lettura, ad aggiornamenti e curatele, in un posto bellissimo e accogliente come la residenza di Civitella Ranieri.

Le mie vasche percorse con diligenza nella piscina comunale di Umbertide ne sono fisica testimonianza. Una vera e propria gioia, resa ancora più profonda dalla gentilezza di chi nella piscina lavora, e che con altrettanta gentilezza chiede green pass da scannerizzare e obbligo di mascherina a tutti.

Per la cronaca, e questo dettaglio mi ha fatto tenerezza, ho ricevuto il mio primo sconto da ‘terza età’: come over-60 avevo diritto a un prezzo scontato dell’abbonamento. L’ho accettato con piacere.

L‘immagine è presa dal sito della piscina di Umbertide. Immagine fedele alla realtà della piscina indoor.