Diario degli alberi – Il pino piegato e la colonna che lo sorregge

Siamo noi a scegliere gli alberi? Oppure, sono gli alberi a scegliere quale umano seguire, nelle tappe della sua vita? Per dirla meglio, non sono forse gli alberi a poter raccontare il passaggio terreno degli umani? A volte da osservatori delle nostre disastrose avventure. A volte, molte volte, forse soprattutto, come vittime nostre.

Raccontano, le piante, di quando gli uomini hanno per esempio deciso l’irrilevanza di un albero, l’hanno abbattuto, bruciato, o peggio ancora gettato via in discarica assieme a un assemblaggio caotico di cose. Cose considerate inutili.

In quel momento, nel momento in cui la storia umana si “libera” degli alberi, viene Continua a leggere

Gnocchi (alla romana)

C’è un aggettivo che definisce gli gnocchi, per i romani. “Callosi”. Significa, in sintesi, abbastanza consistenti ma non gommosi, né troppo morbidi. Callosi, non si potrebbe dire altrimenti. Come si capisce se gli gnocchi hanno raggiunto la consistenza giusta? Con l’esperienza, e magari sbagliando.

Come si può arguire dalle foto, ho fatto gli gnocchi, nella mia cucina di Sambuca. Proverò a raccontarvi la ricetta di mia nonna Maria, ricetta – dunque – in parte romana e in parte di origine marchigiana. Per essere più precisa, del piccolo paese da cui i miei nonni materni venivano, e cioè Montegiberto, nel fermano, paese  immortalato anche in una delle mappe d’Italia che abbelliscono il corridoio dedicato all’Italia nei Musei Vaticani a Roma.

Piccole regole. Regola numero 1: le patate. Dovrebbero essere di pasta gialla: sono le migliori per fare gli gnocchi, ma ci si adatta a tutto, e dunque anche quelle bianche vanno bene. Fatele bollire in abbondante acqua con un pochino (poco poco) di sale. La regola numero 2 direbbe di farle bollire con tutta la buccia, ma ora non sappiamo nulla della buccia e del modo in cui le patate vengono coltivate. Io le sbuccio e le faccio bollire intere, le scolo, le lascio raffreddare, e uso il passapatate per schiacciarle. Regola numero 3: mai usare il minipimer, frullatore a immersione, chiamatelo come volete. Se non avete il passapatate, usate il passatutto, quello che usate per i pomodori pelati.

Mettete le patate schiacciate sulla spianatoia a fontanella, cioè con uno spazio al centro, in cui metterete una po’ di sale e un po’ di noce moscata. Aggiungete un uovo. Un uovo solo? Nonna Maria diceva così, un uovo solo. E aggiungete la farina. Quanta? Quanta ne prendono le patate, diceva lei, che di quantità non ne voleva sentire parlare. E allora rompiamo le regole di nonna Maria: per un chilo e mezzo di patate, di uova mettetene due. E di farina? Ce ne vorrà almeno un chilo, di farina, che io preferisco di semola di grano duro. La gran parte se ne andrà nell’impasto e un po’, generosamente, andrà messa sui vassoi per separare gli gnocchi, che altrimenti si attaccherebbero.

Lavorate bene l’impasto, fate una palla che non si attacchi più alla spianatoia. Premete con un dito l’impasto, se rimane impressa l’impronta, è una indicazione della buona consistenza. Tagliate un po’ di impasto, fate un salsicciotto lungo e sottile, date un colpo secco di coltello per tagliare gli gnocchi. Metteteli sul vassoio. Per provare la consistenza, c’è sempre il vecchio metodo: un pentolino d’acqua sul fuoco, portatela a ebollizione, mettete uno o due gnocchi per vedere se si sfaldano oppure se, invece, ce l’avete fatta.

Potete conservare gli gnocchi in freezer, e tirarli fuori alla bisogna. Metteteli direttamente congelati nell’acqua salata e portata a ebollizione. Quanto devono cuocere? Fino a quando non salgono alla superficie. Ultimo piccolo segreto: qualche goccia di olio EVO nell’acqua, per separare ancor di più gli gnocchi.

Come condirli?

La morte loro: un semplice sugo di pomodoro. Soffritto di cipolla (o aglio, o entrambi), passata di pomodoro, sale, origano e basilico.

Oppure, io li ho conditi con un sugo di pesce spada. Ho tagliato a dadini una fetta di pesce spada, li ho fatti saltare in un soffritto d’aglio e peperoncino, sfumati con il vino bianco. A parte ho lessato dei pomodorini datterini (non i pachino….), li ho spellati, li ho aggiunti al pesce spada, assieme a generoso prezzemolo e origano e scorza di limone. Alla bisogna, aggiungere un pochino d’acqua. Ho scolato gli gnocchi, li ho conditi con il sugo di pesce spada, ho aggiunto (importante) olio EVO a crudo, e un battuto di prezzemolo e menta fresca.

Oggi ho invece preso un avanzo di radicchio alla griglia, l’ho fatto saltare per due minuti in un soffritto di scalogno, ho aggiunto sale, pepe, noce moscata e noci, e un pochino d’acqua. Buonissimi!

Wish4Alaa

Ti auguro la libertà, caro Alaa.
È il migliore augurio che penso di poterti fare.
Riguardo a me, spero di avere la gioia di poterti incontrare presto, e regalarti una copia di “Non siete stati ancora sconfitti”. Pubblicare l’edizione italiana del tuo libro, potente e necessario, è stata una delle idee più importanti della mia vita, professionale e umana. Un’idea collettiva, anche nel caso italiano, perché non sarebbe stato possibile realizzarla senza essere condivisa con Beatrice Merz, Silvano Bertalot, Monica Ruocco.
Devo incontrarti per dirti grazie non solo per il libro, ma per aver in un certo modo influenzato alcune scelte e alcune narrazioni sulla regione araba. Senza aver seguito te, Manal, Manalaa, il percorso di una intera generazione araba verso e durante il decennio delle rivoluzioni, non avrei scritto “Arabi Invisibili” nel 2007, e soprattutto non avrei aperto nel 2008 il mio blog. Senza il vostro coraggio, non avrei capito molte cose, a partire dalla vostra difesa della dignità e delle libertà.
Devo incontrarti per parlarti delle centinaia di persone che per te, soprattutto in Italia, hanno digiunato dal 28 maggio a metà novembre, in una catena di solidarietà infinita. La staffetta si è conclusa solo quando tu hai smesso lo sciopero della fame.
E vorrei incontrarti per preparare cibo buono per te. Cucinare può essere un atto di cura. Durante il tuo sciopero della fame, ho smesso di condividere con i miei lettori le ricette che mettono insieme tutto il Mediterraneo, spesso preparate in questa cucina. Era una questione di rispetto per la tua lotta per la libertà, la giustizia, la dignità. Ora è tempo di ricominciare ad avere cura, attraverso l’atto di cucinare.
Ti auguro tutto il bene del mondo.
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Wish you freedom, dear Alaa.
It is the best wish I can convey to you.
As for me, I hope to have the joy of meeting you soon and giving you a copy of “Non siete stati ancora sconfitti”, ‘You have not yet been defeated. Publishing the Italian edition of your compelling and essential book was one of my (professional and human) life’s most important ideas. A collective idea, even in the Italian case, because it was only possible by being shared with Beatrice Merz, Silvano Bertalot, Monica Ruocco.
I have to meet you to say thank you not only for your book but for having, in a certain way, influenced my choices and my narrative on the Arab region. Without having followed you, Manal, Manalaa, the path of an entire Arab generation towards and during the decade of revolutions, I would not have written “Invisible Arabs” in 2007, and above all, I would not have started my blog in 2008. Without your courage, I would not have understood many things, starting with your defence of dignity and freedom.
I need to meet you to tell you about the hundreds of people who fasted for you, especially in Italy, from 28 May to mid-November, in an endless chain of solidarity. The relay only ended when you stopped your hunger strike.
I would like to meet you to prepare good food for you. Cooking can be an act of healing. During your hunger strike, I stopped sharing with my readers the recipes that bring the whole Mediterranean together, often prepared in this kitchen. It was a question of respect for your fight for freedom, justice, and dignity. Now it is time to start caring again through the act of cooking.
I wish you all the happiness you can achieve.

Alaa è vivo. In prigione

La famiglia di Alaa ha rilasciato stamattina 14 novembre un comunicato importante: Alaa è vivo, in carcere. Ha scritto una breve lettera di suo pugno alla mamma di Alaa, la professoressa Laila Soueif, in attesa fuori dal carcere di Wadi al Natroun assiemo all’avvocato che difende Alaa, l’avvocato Khaled Ali. Ecco di seguito il testo del comunicato, tradotto in italiano, e la foto della lettera di pugno di Alaa.

“Questa mattina la famiglia di Alaa Abd el-Fattah ha ricevuto una lettera da Alaa in carcere che dimostra che è ancora vivo. La lettera, allegata, scritta a mano da Alaa, dice:

Ore 16:00 di sabato 12/11/2022

Come stai, mamma?

Sono sicuro che sei veramente preoccupata per me. Questa sarà una lettera breve e la lettera lunga sarà il giorno deputato alla consegna delle provviste.

Da oggi riprendo a bere acqua, quindi puoi smettere di preoccuparti finché non mi vedrai di persona. I segni vitali oggi sono a posto. Mi misuro regolarmente e ricevo cure mediche.

Quando verrete con le provviste portate con voi il lettore MP3 e, se Dio vuole, vi sarà permesso di farlo entrare.

Avrò bisogno di vitamine, perché quelle che ho sono quasi finite, e di sali effervescenti.

Mi mancate tutti e vi voglio molto bene.

Alaa

In relazione alla consegna della lettera di Alaa, la sorella Sanaa Seif ha dichiarato:

“Oggi è il primo giorno in cui sono riuscita a respirare bene da 8 giorni. Da quando è iniziato la COP27 e Alaa ha iniziato lo sciopero della sete, abbiamo chiesto ogni giorno una prova della sua esistenza in vita. Ora sappiamo che è vivo. Riconoscerei la sua calligrafia ovunque. Ma quando rileggo la lettera, mi vengono in mente altre domande. Perché hanno negato al suo avvocato l’accesso in carcere per poterlo vedere, pur in presenza di un’autorizzazione formale? Perché ci hanno tenuto nascosta questa lettera per due giorni? È solo una crudeltà per punire la famiglia per aver parlato?

“Siamo sollevati di vedere una prova di esistenza in vita, oggi posso dormire senza incubi. Ma vogliamo che tutto questo finisca, la nostra famiglia merita una pausa, abbiamo bisogno di essere riuniti in pace”.

“Alaa è ancora in sciopero della fame, l’ambasciata britannica non è riuscita a ottenere l’accesso consolare, è ancora detenuto arbitrariamente e non c’è alcuna conclusione in vista. Anche con tanta attenzione internazionale su Alaa, le autorità egiziane possono ancora semplicemente farlo sparire. Deve salire su un aereo per Londra e solo allora ci concederemo di provare un vero sollievo”.”

 

Non siamo ancora sconfitti

Nessuna notizia di Alaa. La famiglia non sa nulla di lui, delle sue condizioni, se è ancora vivo ed è sottoposto ad alimentazione forzata. Oppure se è già morto, dentro il carcere di Wadi al Natroun, a cento chilometri dal Cairo. Il silenzio è l’ennesima tortura sul corpo di Alaa e nei confronti della sua famiglia. Non è la prima volta: sono anni che le informazioni su Alaa sono fornite a corrente alternata, e solo quando la pressione continua, costante della famiglia costringe le autorità a dire, “concedere” qualcosa. Oggi, ora è però diverso. Di Alaa non sappiamo nulla, perché sapere significherebbe definire la responsabilità, la colpa delle autorità.

Nessuno sa niente, o almeno, nessuno dice niente.

Anche i governi coinvolti nelle pressioni – soprattutto il governo britannico e quello statunitense – nulla dicono sulle condizioni di Alaa. Dicono, però, di aver continuato ad esercitare pressioni per la liberazione di Alaa.

Liberazione da vivo, oppure da morto?

Da tre giorni, si è aperto nei fatti un altro capitolo nella storia di Alaa: in ogni caso, il suo sciopero della fame e della sete è stato interrotto da qualcosa che non conosciamo.

Per questo, anche il digiuno solidale a staffetta si conclude oggi. Dal 28 maggio scorso, ininterrottamente per 169 giorni, abbiamo accompagnato idealmente lo sciopero della fame di Alaa. L’atto di resistenza che Alaa ha esercitato privando il suo corpo del cibo per riprendere, in questo modo, il totale controllo di sé e del suo corpo, rinchiuso ingiustamente dentro una prigione da nove anni.

Oltre duecento persone, non solo italiane, hanno digiunato per Alaa, per rompere il velo di silenzio attorno all’azione e al destino di uno dei più importanti pensatori arabi. Il 9 novembre scorso, oltre cento persone hanno partecipato contemporaneamente al digiuno collettivo.

Interrompere la staffetta del digiuno solidale non vuol dire smettere di sostenere Alaa, seguire la lotta della sua famiglia per salvarlo, raccontare cosa succede a lui e agli oltre sessantamila egiziani dentro le carceri e alle decine di milioni di egiziani che vivono nella violazione palese dei più elementari diritti.

L’attenzione su Alaa, il sostegno ad Alaa sono gli stessi. Il suo caso è arrivato – ahimè tardi – sui media internazionali. La COP27 è già diventata la COP di Alaa, ed è lui, come ha scritto ieri Yasmin al Rifae sul New York Times, lo speaker più eloquente di una conferenza sul clima che è stato il più grande insuccesso del regime di Abdel Fattah al Sisi. L’insuccesso più grande e più mediatizzato. L’esortazione di Alaa, quella che dà il titolo ai suoi “quaderni dal carcere” è rimbalzata sui cartelli nelle manifestazioni, urlata nei sit-in, lanciata come hashtag sui social. Non siete stati ancora sconfitti. Non siamo ancora sconfitti.

Appuntamento, intanto, dopodomani, martedì 15 novembre: Radio3 Rai dedicherà ad Alaa molti momenti durante un’intera giornata di programmazione, come preannunciato con un tweet.

Non siete stati ancora sconfitti

Non siamo ancora sconfitti.

Si continua, mentre il regime riprende il controllo del corpo di Alaa

Il regime si riprende il controllo del corpo di Alaa. Forse è sotto alimentazione forzata. Al suo avvocato Khaled Ali, però, non è stato concesso dal ministero dell’interno egiziano di entrare nel carcere di Wadi al Natroun e accertarsi delle condizioni del suo assistito, nonostante il permesso accordato dal magistrato competente del Cairo. Una firma sotto una richiesta presentata il 2 novembre, l’ennesima richiesta da mesi. Quel foglio non è però servito ai carcerieri. Una crepa nel sistema? Un gioco delle parti? la magistratura non può scavalcare il ministero dell’interno. E alla madre è stato solo detto che Alaa è stato sottoposto a “intervento medico”. Nessun dettaglio, nessuna precisazione.

Tra crudeltà e gestione kafkiana, il regime egiziano continua ad accanirsi su un prigioniero di coscienza. La famiglia ha emesso una dichiarazione durissima anche nei confronti del governo britannico. Perché, conoscendo l’Egitto, il premier Rishi Sunak non sarebbe dovuto ripartire dall’Egitto senza Alaa. E contro Sanaa Seif è stata depositata una querela per diffusione di notizie false: anche lei è a rischio, la procura potrebbe agire contro di lei.

La COP27 di Sharm el Sheikh, che doveva essere la pennellata di verde sulle violazioni dei diritti da parte del regime, è già diventata la COP di Alaa e di tutti i prigionieri politici, 60mila, nelle carceri egiziane. Alle telecamere del mondo, ieri, è apparsa una macchia di bianco: i manifestanti che hanno aderito alla proposta di vestirsi di bianco come bianca è la tenuta dei prigionieri, Egitto.

Il digiuno a staffetta in solidarietà con Alaa continua anche oggi.

Oggi 11 novembre digiunano per Alaa

Lara Ricci
Giuseppe Amato
Silvia Orri
Marco Bacchi
Giusy De Giorgis
Luigi Eusebi

(spero di non aver dimenticato nessuno)

In cento per Alaa

Ecco l’aggiornamento definitivo delle adesioni al digiuno collettivo per Alaa. 24 ore di digiuno della fame (non della sete) per chiedere la liberazione di Alaa, unico modo per salvargli la vita. Cento persone con Alaa, con un gesto fragile, per sentirsi più vicini a chi è fragilissimo. Sopraffatti e sorpresi, mai attoniti. Credo che questi siano i sentimenti che uniscono chi, in questi mesi, ha fatto il digiuno a staffetta e si è ritrovato assieme a persone sconosciute, sorpresi da questa catena di solidarietà e talvolta persino sopraffatti dal disinteresse e dall’amore. Cito, in questo caso, i tanti post che la famiglia di Alaa ha dedicato all’amore di cui sono circondati, ovunque si trovino, dal Cairo a Sharm El Sheikh, in questi giorni di COP27, da Londra a tutte le città in cui qualcuno si è mosso per loro. Ha fatto quello che ha potuto per Alaa e per loro.

In questi giorni mi hanno sorpreso alcune parole e reazioni quando ho nominato il nome e il caso di Alaa. Alcune persone mi hanno risposto: “ah, ho letto, ho sentito, ho visto in tv”. Alaa è finalmente arrivato sui tg e sui giornali, con l’ampiezza che ci saremmo aspettati ben prima. Quanto tempo perso, in questi mesi. Lo dico da giornalista. Si imporrebbe non solo una riflessione, ma una ribellione a questo sistema dell’informazione che decide, a prescindere, che Alaa non è notizia degna. Lo era Mandela? Lo è anche Alaa, un gigante di cui ogni giorno che passa scopriamo non solo la forza, la coerenza, la resistenza, ma l’essere un visionario con i piedi totalmente calati nella realtà.

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Ognuna e ognuno può partecipare, ovviamente, a questa giornata di digiuno collettivo, nel modo che preferisce, comunicandolo oppure no, in maniera privata. Questa lista è stata aggiornata con le email, i messaggi, i tweet che mi sono arrivati. Potrei aver dimenticato qualcuno, e dunque vi prego di segnalarmelo. Mi è stato chiesto come si può dare più visibilità: sui social, come sempre. Magari con una foto e un cartello. E sul cartello, scrivete ciò che ritenete giusto.

Chi digiuna il 9 novembre per Alaa

1      Maria Chiara Rioli
2      Riccardo Noury
3      Paola Caridi
4      Riccardo Castagnetti
5      Filippo Landi
6      Beatrice Merz
7      Silvano Bertalot
8      Maurizio Gelatti
9      Monica Ruocco
10     Caoimhe Butterly
11     Carla Peirolero
12     Laura Silvia Battaglia
13     Michele Giorgio
14     Antonella Murgia
15     Mariarosaria Sciglitano
16     Stefano Gazziano
17     Gabriella Fruianu
18     Graziella Bruzzone
19     Francesca Biancani
20     Francesco Correale
21     Paolo Pignocchi
22     Francesca Ara
23     Marianna Martini
24     Salvatore Tramacere
25     Grazia Parolari
26     Gioia Mirabella
27     Mariacarmela Ribecco
28     Antonio Pacifico
29     S. Lagdaf
30     Simona Taliani
31     Simone Sibilio
32     Tonia Crivello
33     Osvalda Barbin
34     Maria Giannini
35     Francesca Gnetti
36     Jolanda Guardi
37     Giulia Beatrice Filpi
38     Ines Rossano
39     Maria Cosentino
40     Paolo Fontanesi
41      Luana Vacchi
42      Tommaso Fontanesi
43      David Suber
44      Nathalie Tocci
45      Alessio Russi
46      Alberto Tonini
47      Francesca Baccani
48.     Giulia Calì Quaglia
49      Alessandro Grazioli
50      Gianni Toma
51      Cristina Graziani
52      Cristina
53      Laura Barreca
54      Savina Tessitore
55      Daniela Castagno
56      Alessandra Icardi
57      Farid Adly
58      Giovanni Fontana Antonelli
59      Alessandra Neve
60      Emanuele Fantini
61      Laura Ciaghi
62      Leila Dakhli
63      Marina Petrillo
64      Flora Cappelluti
65      Maurizio Acerbo
66.     Patrizia Manduchi
67      Emilio Carloni
68      Tiberio Monari
69.     Lorella Minucci
70      Giovanna Del Bianco
71      Anna Bucca
72      Enrico De Angelis
73 Marcello Faletra
74 Domenico Massano
75 Carlo Volpi
76 Roberta Aiello
77 Federico Cresti
78 Irene Fontanesi
79 Claudia Santarcangelo
80 Rosella Corrado
81 Monica Amelio
82 Elisa Valcavi
83 Ada Barbaro
84 Lara Polita
85 Ronald Jenkins
86 Tatiana Cappucci
87 Anna Paola Balzano
88 Nunzio Giannini
89 Emanuele Russo
90 Simona Franzino
91 Eloisa Franchi
92 Elisa Pedroni
93 Gemma La Sita
94 Angela Sechi
95 Rita Martone
96 Alessandro Lucibello
97 Simona Brambilla
98 Rosetta Penna
99 Martina Censi
100 Marta Filardi
101 Paola Ramello
102 Bernie D’Arcy
103 Gennaro Gervasio
104 Brody Hodgins
105 Gabriella Giallo
106 Vicky Donnelly

Domani 10 novembre digiunano
Helena Janeczek
Lucia Goracci
Marcella Scotto
Cristina Artoni
Giada Salerno
Agostino Mondin
Luigi Eusebi
Gabriella Capecchi

L’11 novembre digiunano
Giusy De Giorgis
Luigi Eusebi

Liberate Alaa! Oggi Amnesty manifesta a Roma. Domani il digiuno collettivo

Laila Soueif, la mamma di Alaa, torna stamattina a Wadi al Natroun per cercare di avere notizie di suo figlio. Notizie che non ha avuto ieri, nonostante abbia passato l’intera giornata, fino a sera tardi, di fronte ai cancelli del carcere dove suo figlio è rinchiuso, da 221 giorni in sciopero della fame e, dal 6 novembre, anche della sete. Sono due giorni che Alaa non beve neanche un goccio d’acqua, mentre il ministro degli esteri egiziano contesta che sia in sciopero della fame. Mona Seif ha detto che, se suo fratello morirà, Same Shoukri sarà il primo che lei cercherà di portare davanti alle corti internazionali per i crimini commessi.

Durissima Laila Soueif: “Tra un giorno, due o tre al massimo, quello che sta passando Alaa Abd El Fattah sarà finito.
Se verrà rilasciato, sarà libero. Se morirà, sarà libero.  Con così tanto sangue sulle mani, le autorità egiziane probabilmente pensano di poterla fare franca con un altro crimine. Potrebbero avere ragione. Che differenza può fare una morte in più nella cella di una prigione?
Quindi rivolgo le mie parole ad altri, al premier britannico e a tutti questi capi di Stato che si riuniscono a Sharm El Sheikh. Le autorità egiziane sono vostri amici e protettori, non vostri avversari. Se Alaa muore, anche voi avrete le mani sporche di sangue. Eppure, dite di rappresentare Paesi in cui ogni vita conta”.

Cosa fare?

Oggi 8 novembre, a Roma, c’è una manifestazione indetta da Amnesty International Italia di fronte all’ambasciata britannica, a Porta Pia alle 17, per chiedere che Londra faccia qualcosa per il suo cittadino Alaa.

Per il digiuno a staffetta che prosegue ininterrottamente in Italia dal 28 maggio, in solidarietà con Alaa, digiuna oggi Lara Fantoni. Grazie!

Domani, digiuno collettivo di un giorno (della fame, non della sete). Da stanotte e per tutta la giornata del 9 novembre. Chi vuole partecipare, mandi una email a info@invisiblearabs.com. Per favore, specificate se volete aderire al digiuno collettivo!

#FreeAlaa #FreeThemAll