Venti (estivi) di guerra

Hamas, Hezbollah e al Qaeda sono la stessa cosa, titola oggi Haaretz, riportando le parole di George W. Bush in visita in Israele per la conferenza internazionale indetta dal presidente Shimon Peres, in occasione dei 60 anni della fondazione dello stato di Israele (oggi, per inciso, i palestinesi ricordano la nakba, la catastrofe del 1948). A parte la raffinata analisi della complessità mediorientale da parte dell’amministrazione americana, le parole di Bush significano soprattutto una cosa: che se Israele deciderà un’operazione in grande stile a Gaza contro Hamas, gli Stati Uniti saranno al suo fianco. E di grande operazione all’orizzonte parla appunto, oggi, il quotidiano liberal israeliano, indicando alcuni degli scenari estivi. Riassunto: non subito la massiccia operazione militare di terra, ma l’intensificazione degli attacchi aerei e delle incursioni di terra (attacchi e incursioni che mercoledì, a Gaza, hanno causato 4 morti e 15 feriti: la reazione palestinese è stato il Grad lanciato su Ashkelon, che ha colpito un centro commerciale ferendo 15 persone, di cui 10 rimangono oggi ancora in ospedale. Di notte, nuovo attacco israeliano: due morti e quattro feriti). L’estate si preannuncia, come ormai capita quasi ogni anno, molto calda in Medio Oriente. Per Gaza, soprattutto. Ma bisognerà anche vedere come evolverà la situazione a nord del confine di Israele.

In Libano, ieri sera, un primo compromesso è stato raggiunto, con la decisione del governo di Fuad Siniora di revocare le decisioni prese il 6 maggio scorso, e cioè la miccia che aveva provocato la durissima reazione armata di Hezbollah. La decisione è stata presa in serata dopo l’arrivo a Beirut della delegazione della Lega Araba guidata dal premier del Qatar, che ha proposto anche colloqui tra le parti in conflitto fuori dal Libano, a Doha. Gli Stati Uniti stanno a guardare? Non proprio, a giudicare dalla visita che un alto grado militare americano, Martin Dempsey, il capo di CENTCOM, ha compiuto a Beirut, incontrando anche il capo delle forze armate libanesi, Michel Suleiman. Sulla visita, è interessante anche questo post di Nukes&Spooks (via Friday-Lunch-Club). Gli USA accelereranno l’invio di equipaggiamento militare all’esercito, ed è tutto da vedere qual è l’obiettivo a medio termine di questa accelerazione. Per ora, l’esercito libanese è stato considerato l’unica istituzione che potesse simboleggiare l’unità nazionale. Bisognerà capire se gli aiuti dell’amministrazione repubblicana saranno improntati a conservarla, questa unità, oppure se l’obiettivo finale sarà quello di costruire un attore militare che possa contrastare la potenza delle milizie di Hezbollah. Se così fosse, sarebbe un gioco non solo difficile, ma soprattutto dall’esito incerto.

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