Donne (con gli uomini)

I jeans sotto il chador sono stati la prima cosa ad avermi colpito, nell’abbigliamento di Faezeh Hashemi Rafsanjani, quando l’ho incontrata e intervistata nel 1997, in Italia. Jeans e tacchi alti. Ero però (relativamente) giovane, e molto inesperta di Medio Oriente. Poi ho scoperto che jeans e tacchi alti sono la normalità, che la moda è esercizio normale, nella regione. E che i veli sono di molti colori, soprattutto a Teheran, perché l’opposizione si fa anche con i simboli. Come, d’altra parte, la facevamo noi (donne) in Italia negli anni Settanta con orrendi zoccoli neri svedesi e gonnelloni antifemminili.

Faezeh porta i jeans come li portava Neda. Ma non credo che i jeans le unissero. Sappiamo poco della povera Neda, colpita al cuore da un proiettile tirato da un basiji. Così come sapevamo poco delle donne iraniane che abbiamo tentato di descrivere solo quando erano in esilio e non portavano il velo, o quando sono state arrestate, punite, addirittura impiccate. Delle altre, dai veli multicolori, o di quelle col chador, come Faezeh Rafsanjani, abbiamo voluto sapere poco. Con le dovute, rare eccezioni, da parte di giornaliste italiane ed europee. Eppure, sono decenni che lavorano, che riempiono le università iraniane, che tentano di fare ciò che possono, che si oppongono a loro modo, creando anche una moda del velo, del trucco, del colore che vaa persino oltre i confini iraniani (l’alto chignon sotto il velo, di moda da anni in Iran, si è ormai diffuso a tutto il mondo arabo…).

Non sono però tanto le donne ad avermi colpito, nelle foto di questi giorni di rivoluzione verde. E’ stata una foto, dove un uomo e una donna correvamo insieme, mano nella mano. Lui con due pietre in una mano, lei assieme al suo uomo. E’ su quella foto che dobbiamo riflettere: lui e lei mano nella mano, finalmente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *