Il problema? E’ il traffico…

In effetti, in questi ultimi giorni il traffico, a Gerusalemme, è un problema serio. Una delle ragioni è l’intensificazione dei lavori per il cosiddetto treno leggero (contro cui si battono soprattutto le associazioni per il boicottaggio contro Israele, visto che congiungerà alcune colonie dentro Gerusalemme est con il resto della città). Ma i lavori vanno avanti da mesi, e in fondo ognuno ha tentato di trovare il suo modus vivendi con i rallentamenti attorno alla porta di Damasco. Il nuovo problema è la protesta, in atto da giorni, nei quartieri ortodossi nell’area centrale di Gerusalemme, da Mea Shearim in poi. Prima c’è stata la questione del parcheggio aperto di sabato, a ridosso della Porta di Jaffa, che ha causato manifestazioni violente da parte degli ultraortodossi. Poi, negli ultimi tre giorni, la protesta si è acutizzata per l’arresto, da parte delle autorità israeliane, di una madre ultraortodossa accusata per la mancata nutrizione del figlio.

Il bambino di tre anni, ricoverato all’ospedale Hadassa, peserebbe sette chili, e sarebbe noto ai sanitari perché, nella sua breve vita, sarebbe stato ricoverato altre otto volte. Malnutrito, si pensa, perché la madre non lo ha nutrito. E la madre, sempre secondo le notizie riportate dalla stampa israeliana, sarebbe a sua volta affetta dalla sindrome di Munchausen, una malattia psichiatrica per la quale si cerca di far male agli altri per attrarre l’attenzione su se stessa. I sanitari, che avevano dubbi sul comportamento della madre, l’hanno scoperta mentre staccava dal bambino la flebo che lo stava alimentando e curando.

Da allora, dall’arresto della madre accusata di affamare il piccolo figlio, si è scatenata la protesta nei quartieri ultraortodossi. Che a un occhio esterno sta assumendo i contorni delle proteste delle banlieu. Meno violenta, certo, di quella delle banlieu parigine, anche se stanotte di feriti leggeri ce ne sono stati oltre una ventina, per la maggior parte tra le forze di polizia. Si bruciano cassonetti, ci si raduna, si tirano pietre, di usano anche i laserini per accecare i poliziotti. Ma, insomma, non si va oltre questo. La domanda, però, sorge spontanea: come mai i quartieri ultraortodossi (i più poveri della parte israeliana della città) protestano? E perché i leader religiosi non intervengono a sedare le manifestazioni ormai quotidiane che vanno avanti da oltre quindici giorni?

Qualche ipotesi. I leader religiosi, i diversi rabbini non controllano del tutto la piazza. Oppure, viceversa, la controllano e vogliono premere su Netanyahu, del cui governo fanno parte. Terza ipotesi: è una pressione nei confronti del sindaco Nir Barkat, eletto contro il candidato dello Shas, dopo anni di governo della città nelle mani degli ortodossi. Quarta ipotesi: l’arresto della madre che affamava suo figlio è una rottura in una sorta di tacito accordo, per il quale le autorità non si immischiano più di tanto sulle questioni domestiche e familiari dentro un mondo, quello ultraortodosso, molto chiuso. Non solo all’esterno, verso chi non è ebreo. Ma anche verso la parte laica della società israeliana.

La cosa incomprensibile, nella lettura delle notizie di stampa, è questa distanza dagli ortodossi. Non sappiamo perché protestano, cosa li spinge ad andare in piazza, a passare notti a incendiare cassonetti e immondizia. Perché?

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