Paola Biocca, dieci anni fa

Ce le ricordiamo come se fosse oggi, Nicoletta Dentico e io, le chiacchierate un po’ affastellate, sempre ridanciane, sempre ironiche, che facevamo con Paola Biocca a via dei Banchi Vecchi. Sede di Lettera22, cuore di Roma, quando Nicoletta faceva il gran lavoro (nascosto ma preziosissimo) che condusse la Campagna Antimine a vincere il premio Nobel per la Pace.

Di idee, Paola, ne aveva a iosa, non si riusciva a starle dietro. E forse, invece, avremmo dovuto far fiorire quelle idee strane, singolari, brillanti. Ogni tanto ci penso, e sento quasi un senso di colpa: la nostra incapacità di rischiare, di volare, di trasformare quelli che sembrano sogni.

Paola Biocca era una delle tante potenzialità che in Italia non sono state riconosciute. Aveva fatto, insomma, fatica. Aveva lavorato, lavorato, lavorato, sino ad arrivare al PAM. Una sorta di traguardo: poteva sedersi, lavorare con un contratto serio, esprimere le sue abilità in pieno. Nessuno sapeva che, nella fase forse più gratificante della sua vita in termini professionali, il destino l’avrebbe colpita nel modo più duro. E così Paola se n’è andata, esattamente dieci anni fa, in un incidente aereo in Kosovo. La guerra era finita da poco. Morta sul lavoro, si direbbe.

“Si ha un bel dire che certe persone non muoiono mai. Può essere. Ma mancano da togliere il respiro”. Grazie Nicoletta.

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