Gerusalemme, il Corano, le polemiche

Ogni tanto si rinfocola la polemica su quanto sia importante e sacra Gerusalemme per l’islam. Che Gerusalemme sia sacra per l’ebraismo, è noto, e un signore ortodosso – ieri – mi ricordava che il nome della città è citato ben 2361 nella Torah. Che Gerusalemme sia sacra per il cristianesimo, beh, è soprattutto in quella Via Dolorosa che segna non solo il calvario di Cristo, ma il senso di un rapporto con l’uomo, con il singolo, con la comunità. E l’islam? Si dice che il Corano non citi mai Gerusalemme, e lo dice anche l’inserzione a pagamento su alcuni giornali americani firmata in primis dal premio Nobel Elie Wiesel, che dice che “for him as a Jew, “Jerusalem is above politics,” and that “it is mentioned more than 600 times in Scripture – and not a single time in the Koran“.

Ora, io non sono un’esperta di testi sacri. Sono troppo laica, per esserlo. Questo non vuol dire che io non abbia una copia della Bibbia e una del Corano. Perché la mia laicità non mi rende cieca e sorda verso la dimensione religiosa. E allora, ho preso il Corano, l’ho sfogliato, e ho trovato che i primi versi della sura XVII, quella intitolata Al Isra’, parla proprio del viaggio del profeta Mohammed sino a Gerusalemme. Gerusalemme che in arabo è al Quds, e che non ha bisogno di essere citata – almeno mi sembra – perché sia riconoscibile in questi versi (chiedo aiuto, però, ai miei amici islamologi).

“Osanna a colui che una notte lanciò in viaggio il suo servo dalla masjid haram alla masjid al Aqsa, della quale abbiamo reso sacro il recinto, con l’intento preciso di fargli risplendere in forma di visione i nostri segni. Certo, il Dio è colui che intende e fede”.

Credo che sia concettualmente errato fare la gara tra le fedi e le religioni, se l’una abbia più diritto dell’altra di pensare a Gerusalemme come alla Santa, al luogo del sacro. Le fedi sono fedi, e in questa dimensione fideistica non ammettono – nessuna – di essere inferiore all’altra. Forse è il caso di trattare Gerusalemme nella sua dimensione prosaica. Tutti quanti. E non mescolare sacro e profano. Il nodo di Gerusalemme va risolto in chiave politica, tenendo conto delle sensibilità religiose che sono tutte alla pari. Senza primi né secondi né terzi.

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