Silenzio

Yom Kippur a Gerusalemme significa molte cose. Penitenza, per gli ebrei più vicini alla fede. Giorno calmo, riposo, passeggiate, per gli ebrei più laici. Per chi guarda dalla finestra, passeggia per le strade deserte di Gerusalemme ovest, la parte israeliana della città, il silenzio è assordante. A sera, ieri, l’aria si è fatta ferma, fredda. Luci dei lampioni accesi, sulla Road no. 1, che nel giorno della penitenza – quando Israele chiude frontiere e aeroporti, e si isola dal mondo – torna fisicamente a essere il confine tra Gerusalemme ovest e Gerusalemme est. La fisicità è rappresentata dalle transenne, già visibili nel pomeriggio, nere, con la scritta police, appoggiate a semafori e pali della luce. E poi, prima del tramonto, collocate a chiudere le strade di Gerusalemme est che si immettono sulla Road no.1. Transenne e nastri di plastica allungati lungo le strade, a segnalare che c’è un di qua e un di là.

Se, però, Gerusalemme si dividesse ancora una volta lungo la Linea Verde, non ci sarebbe molto altro da dire. Il fatto è che, in questi decenni, la crescita urbanistica della città, sotto la spinta fondamente dell’allora sindaco Teddy Kollek, ha dato vita a quartieri israeliani a est della linea dell’armistizio del 1949. E i quartieri tradizionali palestinesi non sono più uniti, com’era una volta, da aree verdi, pendii, colline, ma da zone densamente abitate (israeliane) che a Yom Kippur vengono chiuse, e rendono molte zone palestinesi vere e proprie enclave. Issawiya, Beit Safafa, Beit Hanina, Shuafat.

L’architetto Alessandro Petti, nel suo Arcipelaghi ed enclave (Bruno Mondadori) ha descritto questa divisione, tra luoghi ‘comunicanti’ ed enclave. Nella sua recensione, Lieven de Cauter  dice che il libro descrive “l’immagine del mondo in cui viviamo, radiografando la spina dorsale della nuova logica spaziale: arcipelago capsulare vs enclave di campi o situazioni consimili; forme di vita protette e connesse vs vite disconnesse e indifese. Questa tecnica del “chiaroscuro”, di cui Israele e i Territori occupati sono il paradigma, offre un’immagine estrema e perciò estremamente chiara della nostra difficile condizione: il modello in bianco e nero del nostro futuro”.

La foto, di Renato Amico, è stata scattata a Jaffa Road, ieri sera.

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