Leggere l’Altro


E’ stato, forse, il primo libro che mi hanno regalato quando sono arrivata a Gerusalemme, sette anni fa. Ed è stato, di certo, un segno del destino. Un libro che mette insieme le due narrative storiche, quella israeliana e quella palestinese, scritto da due uomini, due studiosi, uno palestinese e uno israeliano. Daniel Bar On è morto, purtroppo. Sami Adwan continua a perseguire l’idea comune, che sia possibile vivere meglio, da queste parti, se si conosce l’altro, lo si riconosce e lo si accetta. Una volta, dopo la scomparsa del sodale e dell’amico, Sami Adwan disse che gli sembrava di “camminare su di una gamba sola”, senza Bar On. Una descrizione perfetta, delle buone pratiche (termine caro agli onusiani) che sarebbe possibile usare qui, e che invece poche, rare e incredibili persone adottano.

Il libro delle due narrative parallele (tradotto anche in italiano ed adottato da alcune scuole) è ora anche nel programma scolastico dell’Autorità Nazionale Palestinese, che è al governo a Ramallah, e sarà in due scuole superiori di Gerico. Un programma scolastico  al quale, in generale e non nel caso specifico, si conformano anche le scuole di Gaza, perché è il frutto di una discussione tra tutte le anime culturali e politiche palestinesi. Questo è il motivo per il quale, anche quando Hamas ha costituito il primo governo monocolore nel marzo del 2006, i programmi scolastici non sono stati cambiati, salvo un tentativo – subito stroncato – sulla proibizione di un libro di racconti per le elementari. La divisione del 2007 non è ancora arrivata al punto da far cambiare il curriculum del Palestinian Curriculum Development Center, anche se le polemiche non sono mancate, soprattutto tra il governo di Hamas a Gaza e l’UNRWA, sull’inserimento di testi sull’Olocausto. Per chi ne vuol sapere di più, su Arabi Invisibili (Feltrinelli, 2007) c’è un capitolo dedicato all’istruzione nel mondo arabo, e qualche accenno c’è anche su Hamas (Feltrinelli, 2009). Nathan Brown ha affrontato diffusamente l’argomento sul suo Palestinian Politics after the Oslo Accords (University of California Press, 2003). Il curriculum palestinese è peraltro disponibile online, e che per esempio indica, sui libri delle elementari, la Linea Verde del 1967. Il libro di Bar On e di Adwan (così come l’indicazione della Linea Verde, battaglia condotta e persa dall’allora ministra israeliana dell’educazione Juli Tamir) non è contemplato nel percorso educativo israeliano. Anzi, dice sempre l’articolo di Haaretz, il preside della scuola di Sderot che lo aveva inserito nel suo programma è stato chiamato dal ministero dell’educazione, e rischia un richiamo.

Perché parlare del libro di Daniel Bar On e di Sami Adwan proprio nel giorno in cui la notizia è un’altra, e cioè quella della proposta di legge approvata dal governo israeliano, che – se varata dalla Knesset – imporrebbe ai non ebrei un giuramento di fedeltà allo “Stato ebraico e democratico”? Non è difficile comprenderlo, visto che quasi un venti per cento della popolazione di Israele è palestinese, cristiana o musulmana, non ebrea. E per i palestinesi con passaporto israeliano l’indipendenza ha tutto un altro significato. Si chiama nakba, la “catastrofe”, e ricorda la cacciata di centinaia di migliaia di palestinesi, diventati da un momento all’altro profughi. Tutto raccontato nel libro di Bar On e Adwan, dall’una e dall’altra parte.

La politica israeliana è spaccata. L’intellighentsjia pure. Consiglio l’articolo di Gideon Levy, The Jewish Republic of Israel.

Remember this day. It’s the day Israel changes its character. As a result, it can also change its name to the Jewish Republic of Israel, like the Islamic Republic of Iran. Granted, the loyalty oath bill that Prime Minister Benjamin Netanyahu is seeking to have passed purportedly only deals with new citizens who are not Jewish, but it affects the fate of all of us.

From now on, we will be living in a new, officially approved, ethnocratic, theocratic, nationalistic and racist country.

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