Kairos, o del momento giusto

Si fa un gran parlare, nel mondo cattolico italiano, della Dichiarazione Kairos, un documento di palestinesi cristiani che ha quasi un anno di vita, oltre duemila firme e un obiettivo: mostrare che esiste un impegno dei palestinesi di fede cristiana che riguarda al propria identità nazionale e le proprie sofferenze.

Parliamoci chiaro. La Dichiarazione Kairos ha portato scompiglio, fatto emergere malumori, provocato imbarazzo nelle gerarchie cattoliche. E poi non è rimasta in un cassetto. E’ divenuta, per esempio, un libretto presentato in questi giorni a Roma, proprio in occasione del Sinodo sul Medio Oriente. “KAIROS PALESTINA”, Edizioni Messaggero Padova, Edizioni Terra Santa, questi i dati bibliografici di un libro voluto da don Nandino Capovilla.

Qual è il nodo della questione? Non è tanto che la Dichiarazione Kairos fotografi la situazione della Palestina, il Muro di Separazione, le colonie, le difficoltà della vita quotidiana dei palestinesi tutti, cristiani compresi. E’ che a un certo punto il documento parla di resistenza, spiegandone il significato dal punto di vista cristiano e affermando che i palestinesi di fede cristiana sono chiamati a opporsi all’occupazione, declinando la resistenza a loro modo. Resistenza non violenta, resistenza col boicottaggio. Ecco cosa dice, alla lettera, la Dichiarazione Kairos, firmata, tra gli altri, dall’ex patriarca di Gerusalemme Michel Sabbah, dal arcivescovo ortodosso  di Sebastya Atallah Hanna, da padre Jamal Khader, dell’università di Betlemme, e dai più importanti esponenti della comunità palestinese cristiana.

Diciamo che la nostra scelta come Cristiani di fronte all’occupazione Israeliana è di resistere. La resistenza è un diritto e un dovere per il Cristiano. Ma è resistenza con amore secondo la sua logica. E’ quindi una resistenza creativa che deve trovare modi umani che toccano l’umanità del nemico. Vedere l’immagine di Dio nel volto del nemico significa prendere posizione alla luce di questa visione di resistenza attiva per fermare l’ingiustizia ed obbligare l’autore a terminare la sua aggressione e così raggiungere lo scopo desiderato, che è riavere la terra, la libertà e l’indipendenza.
4.2.4 Cristo nostro Signore ci ha lasciato un esempio che deve essere imitato. Noi dobbiamo contrastare il male, ma egli ci insegna che non possiamo contrastare il male con il male. Questo è un difficile comandamento, particolarmente quando il nemico è determinato a imporsi e negare il nostro diritto di rimanere qui nella nostra terra. E’ un difficile comandamento, eppure solo questo ci può supportare fermamente di fronte alle chiare dichiarazioni delle autorità occupanti che rifiutano la nostra esistenza e le molte scuse che queste autorità usano per continuare a imporre l’occupazione su di noi.
4.2.5 La resistenza al male dell’occupazione è integrata, allora, con l’amore Cristiano che rifiuta il male e lo corregge. Esso contrasta il male in tutte le sue forme con metodi che entrano nella logica dell’amore e attingono a tutte le energie per fare pace. Possiamo resistere con la disobbedienza civile. Noi non resistiamo con la morte ma piuttosto con il rispetto della vita. Noi rispettiamo e abbiamo una grande stima per tutti quelli che hanno dato la vita per la nostra nazione. E affermiamo che ogni cittadino deve essere pronto a difendere la propria vita, libertà e terra.
4.2.6 Le organizzazioni civili Palestinesi, così come le organizzazioni internazionali, NGOs e certe istituzioni religiose chiamano gli individui, le società e gli stati a impegnarsi nel disinvestire e in un boicottaggio economico e commerciale di ogni cosa prodotta dall’occupazione. Capiamo questo, per integrare la logica della resistenza pacifica. Queste campagne di sensibilizzazione devono essere portate avanti con coraggio, proclamando apertamente e sinceramente che il loro obiettivo non è la vendetta, ma piuttosto mettere fine al male esistente, liberando sia gli autori che le vittime dell’ingiustizia. Lo scopo è liberare entrambi i popoli dalle posizioni estremiste dei diversi governi Israeliani, portando sia giustizia che riconciliazione. In questo spirito e con questa dedizione raggiungeremo finalmente la sospirata risoluzione ai nostri problemi, come é successo in Sud Africa e con molti altri movimenti di liberazione nel mondo.
4.3 Attraverso il nostro amore, supereremo le ingiustizie e metteremo le fondamenta per una nuova società sia per noi che per i nostri avversari. Il nostro futuro è il loro. O il ciclo della violenza che distrugge entrambi, o la pace che darà beneficio a entrambi. Chiamiamo Israele ad abbandonare la sua ingiustizia verso di noi, a non distorcere la verità o la realtà dell’occupazione pretendendo che sia una battaglia contro il terrorismo. Le radici del “terrorismo” sono nell’ingiustizia umana commessa e nel male dell’occupazione. Questi devono essere rimossi se c’è un’intenzione sincera di rimuovere il “terrorismo”. Chiamiamo la gente di Israele ad essere nostri partner nella pace e non nel ciclo della interminabile violenza. Contrastiamo insieme il male dell’occupazione ed il ciclo infernale della violenza.

Il disagio è in quell’uso della parola resistenza, declinato secondo la regola cristiana della nonviolenza. Il disagio, però, nasce anche da un documento che non si sposa con la tesi corrente, e cioè che, se i cristiani se ne vanno da quella parte del Medio Oriente alla quale storicamente appartengono, non è per le persecuzioni che subirebbero da parte dei musulmani, ma per i conflitti che fanno fuggire molti. Musulmani compresi. Che poi il fondamentalismo ostaggio di tutte le fedi faccia il suo terribile lavoro, questo è anche vero, ma sono i conflitti a insufflarlo. Il documento, poi, conferma una tradizione storica che molti si dimenticano, e cioè il grande, a volte fondamentale appoggio che gli arabi di fede cristiana hanno dato al nazionalismo nella regione. Dal punto di vista teorico, soprattutto, in Siria, in Libano, in Iraq, in Palestina. E da quello dell’impegno politico. Chi frequenta Betlemme, Beit Jalah, Beit Sahour, ha visto la selva di bandiere rosse, quelle del Fronte Popolare, che ancora riempie le strade. Retaggio di un’appartenenza politica che riguarda soprattutto i cristiani e che è vecchia di decenni. Un Documento come il Kairos Palestina non è compresibile appieno se non lo si cala nella sua realtà, nella tradizione, nella storia palestinese.

La Madonna avvolta dalla bandiera palestinese è tratta dall’album di Kairos Palestine su  Facebook.

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