La debacle di Haifa

La ‘sposa del mare’ – così la definiscono i palestinesi – non ha più quel polmone verde che aveva alle spalle. Il Monte Carmelo, ben più di un monte e di una fortesta. Bruciato, arso, nel giro di poche ore, nel peggiore incendio mai verificatosi nella storia di Israele. 41 morti, la massima parte cadetti mandati ad aiutare l’evacuazione di una delle prigioni situate nel nord di Israele, proprio vicino all’incendio. Prigioni sconosciute al grande pubbliche, dove sono rinchiusi centinaia e centinaia dei detenuti palestinesi (circa diecimila) che sono nelle carceri israeliane, con sentenza definitiva ma anche molti in detenzione amministrativa.

Dopo lo sconcerto di ieri sera, oggi è la giornata delle accuse e delle recriminazioni, mentre il fuoco non è stato ancora domato, anzi, si sta propagando. E’ proprio l’incapacità di reazione del cosiddetto home front, la protezione civile locale, a suscitare le ire non solo della popolazione, ma degli opinionisti e anche di qualche politico. Anzitutto, l’incapacità di domare un incendio. Soprattutto, di contenerlo. Ben Caspit, sul quotidiano popolare e molto diffuso Maariv non ha peli sulla lingua

A country above which hover spy satellites, a country, to which foreign sources attribute chilling military operations around the globe, a country that plans to attack the nuclear infrastructure of a distant regional power, a country that leads the world in hi-tech and whose economy emerges the least damaged from the global crisis, is also the country that has its firefighting material run out after seven hours, a country whose fire-trucks date back to the previous century, and a country that therefore finds itself caught, standing in front of the flames, with its pants down. A third world country. Today, who knows, we may get a firefighting plane from the great power of Cyprus.

Già, gli aerei antincendio, quelli che tutti noi – in Italia, d’estate – abbiamo visto con un sospiro di sollievo scendere a volo radente sui boschi in fiamme, arrivare come se ci trovassimo davanti alla battaglia delle Midway versione nostrana. Ebbene, son proprio i Canadair quelli che mancano in Israele, un paese che possiede caccia di ultima generazione, droni, F-qualcosa. Uno dei pacifisti più conosciuti d’Israele, Didi Remez, si chiedeva stamattina su Facebook, appunto,”quanti aerei antincendio si possano comprare e si possano tenere in buono stato al costo di un F35. E non è una domanda pacifista”… Della carenza degli aerei, non a caso, ha parlato il ministro degli esteri Avigdor Lieberman, mentre è tutto il governo Netanyahu a essere messo sotto accusa dalla stampa. Compreso il ministro dell’interno Eli Yishai, che soprattutto a sinistra viene accusato di occuparsi degli insediamenti israeliani nella parte araba di Gerusalemme, a est della Linea Verde, invece che della protezione civile.

Lo sconcerto, peraltro, si concentra su altri due elementi. Il primo: il luogo. Haifa, nord d’Israele, città raggiunta dai razzi Katiuscia lanciati da Hezbollah nella guerra dei 33 giorni tra Libano e Israele dell’estate 2006. Da allora, e dopo le polemiche sempre concentrate sulla reazione dello Home Front, ci furono esercitazioni, messe a punto, riorganizzazione, sirene di prova e via dicendo. Una pratica, quella delle esercitazioni, che in Israele è (quasi) cosa normale. L’ultima è stata a Gerusalemme, martedì scorso, con la sirena alle 10 della mattina e la parte della città vicina all’ospedale Hadassah semi-bloccata. La polemica, dunque, è di quelle pesanti. Aluf Benn su Haaretz parla dello Yom Kippur dei vigili del fuoco, evidenziando una retorica e un vocabolario che non riesce ad andare oltre al conflitto e ai termini bellici, anche quando si tratta di fuoco, siccità, e magari una discarica abusiva di cui non ci si è occupati in tempo. Alex Fishman, su Yediot Ahronot, è sulla stessa falsariga: “The security establishment has been driving us crazy, for years, about preparing the home front for a missile attack—and yesterday we received the real answer: we don’t actually have a national firefighting system”.

Pronti alla guerra, ma non agli incendi. 41 morti, il capo della polizia di Haifa ustionata gravemente, 15mila evacuati e altri ancora in procinto di seguire la stessa sorte, nella città più vitale, contaminata e bella di Israele. Non è poco.


La foto è di Grebulon, su Flickr, ed è sotto licenza Creative Commons. L’incendio che sta distruggendo il Monte Carmelo è immortalato in quella luce rossastra che c’è alle spalle dei palazzi.

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