Happy Valentine, Aya e Mohammed


Gli arabi sono romantici. Sono molto romantici. Adolescenziali, quasi, nelle loro manifestazioni. Non è sorprendente, dunque, se San Valentino, da anni, è il giorno nel quale il romanticismo degli arabi si esplicita in tutta la sua dimensione naive, colorata, persino pacchiana. Fiori, tanti fiori. Rossi. Cuori, cuoricini, sms, stickers, cartoline, lettere, dolci. L’influenza della filmografia americana è sin troppo evidente.
Ma non voglio parlare, a San Valentino, dell’amore degli arabi nel giorno degli innamorati. Voglio parlarvi di due innamorati, e di un mazzo di fiori regalato in un’aula di tribunale. Lo faccio con le parole di una grande scrittrice, Ahdaf Soueif, di cui forse qualcuno avrà letto il suo ultimo libro, “La mia Cairo, la nostra Rivoluzione”, uscito nel 2013. Ecco la breve nota di Ahdaf, egiziana, protagonista dell’intellighentsjia del Cairo e di Londra, con un passaporto egiziano e uno britannico. L’ha pubblicata su Facebook, e condivido il suo modo – tenero – di festeggiare il San Valentino. Quella che racconta non è l’unica storia d’amore nata nella Rivoluzione di Tahrir. A unire queste storie, è il sereno sorriso di questi ragazzi. Un macigno sulle nostre coscienze e sulle nostre responsabilità. Un esempio incredibile di coraggio.

E per autocitarmi (con Cafè Jerusalem), “non li abbiamo protetti, i nostri figli”.

 
Ahdaf Soueif:

“Dopo 400 giorni di matrimonio e 650 giorni di separazione in prigione, quando si sono incontrati in tribunale nella gabbia per gli imputati, Mohammed Hassanein ha regalato a Aya Hegazi i fiori di San Valentino.

Aya e Mohammed Hassanein si sono incontrati a Tahrir e si sono innamorati. Si sono sposati. A Tahrir i bambini di strada erano parte importante del Paese della Rivoluzione, ed erano una parte speciale. Erano intelligenti, dovevano esserlo, particolarmente intelligenti, per riuscire a sopravvivere a tutto. Ed erano vulnerabili. Alcuni avevano talento. Tutti avevano ambizioni. Molti tra loro avevano disturbi della crescita per la malnutrizione e perché non avevano possibilità di dormire al sicuro. Molti, tanti tra loro avevano trovato casa a Tahrir, con noi, e avevano donato il molto che potevano attraverso la Rivoluzione. Per la gran parte di loro, era la prima volta che passavano del tempo con persone adulte che non erano attorno a loro per stuprarli, ammazzarli, picchiarli, imprigionarli, sfruttarli. Avevano trovato un rifugio sicuro a Tahrir. E lo avevamo trovato anche noi.

Ma quando ce ne tornammo a casa l’11 febbraio, loro non avevano una casa in cui tornare.

Molti, tanti tra noi ci sentimmo male per loro. Ma Aya e Mohammed fecero qualcosa: usarono i loro risparmi per mettere in piedi una organizzazione per lavorare con i bambini di strada: Beladi. La dirigevano e ci lavoravano.

E, ovviamente, è arrivato il regime, accusandoli di sfruttare i bambini di strada e rinchiudendoli in prigione. Carcere dove sono stati sino ad oggi, per un rinvio dietro l’altro, per 645 giorni.

Il loro caso è stato rinviato ancora una volta, questa volta al prossimo mercoledì. Il 17 febbraio

Buon San Valentino, compagni!”

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