In aereo! La risposta di Attilio Scarpellini

La zona dei commenti, in effetti, è un po’ sacrificata. E il commento del mio “vecchio, vecchissimo” amico e sodale Attilio Scarpellini merita la sua giusta attenzione. Perché un ragionamento sulle immagini dobbiamo continuare a farlo

Scrive Attilio:

Cara Paola, trovo che la retorica delle immagini sia in effetti pessima. Ma ho paura che la retorica contro le immagini giustificata dalla loro saturazione possa diventare ancora peggiore. Una fotografia non è mai tutto, è sempre un frammento incompleto, spesso una mera citazione, eppure ci sono foto che entrano nello sguardo e non ne escono più, e quasi mai sono le più clamorose. E’ come prendersela con chi racconta perché la sua testimonianza non potrà mai eguagliare un’azione. L’emozione è sempre all’inizio di un percorso, mai alla fine, alla fine, come dici tu, ci sono gli aerei (che non tutti però sapranno o vorranno prendere). Eppure è indubbio che Robert Capa avesse trovato con le sue fotografie un suo modo di combattere accanto ai repubblicani spagnoli. Persino nell’equivalenza delle immagini, che è il regime attuale della comunicazione, non tutte le immagini si equivalgono. Quanto alle lacrime, di cui comprensibilmente diffidi, la mia impressione invece è che si pianga sempre di meno, sempre di meno come Rachele che piange i suoi figli e non vuole essere consolata. Viviamo una crisi di empatia, altro che, una crisi di immedesimazione nell’altro: eliminando persino il sospetto che ciò che ci guarda (sia pure dalla superficie di una fotografia che ci arriva come la luce di una stella morta) in realtà ci riguardi, l’auto-assoluzione diventa totale, e totale il deserto che crediamo di lasciarci virilmente alle spalle. Per il resto, sono totalmente d’accordo con te, ma anche questo accordo rischia di essere un po’ troppo ovvio: non è certo ai già persuasi che bisogna parlare.

 

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