Avviso agli studenti (di Palermo)

“Niente sarà più come prima”. Niente sarebbe stato più come prima, non solo nelle due Germanie, ma anche in Europa e nel mondo. Il significato profondo non sta in una frase che oggi, a quasi 28 anni di distanza dal giorno in cui fu pronunciata, può apparire lapalissiana, banale. Il significato è nell’uomo che l’ha pronunciata. Willy Brandt, ex cancelliere della Germania ovest, uno dei più grandi leader della socialdemocrazia tedesca ed europea del secondo dopoguerra. Soprattutto, l’uomo che più di tutti ha incarnato Berlino e la sua sofferenza, il sindaco della città per quasi dieci anni, a cavallo della costruzione del Muro, tra 1957 e 1966. Il 10 gennaio 1989, Brandt si rivolge a tutti i berlinesi, dell’est e dell’ovest, in un momento a dir poco complesso, appena 24 ore dopo la caduta del Muro. Parla di Berlino, dei tedeschi, della mano che si deve tendere verso il compatriota che, sino a poche ore prima, era ‘dall’altra parte’. Solo chi ha vissuto quei giorni può comprendere sino in fondo quanto Brandt fosse visionario, alla stregua di Helmut Kohl. Uomini visionari, statisti.

Vorrei iniziare con la frase pronunciata nell’inverno berlinese da Willy Brandt le mie lezioni di Storia delle Relazioni Internazionali che iniziano il prossimo martedì, 28 marzo, all’Universita di Palermo, nel corso di Cooperazione e Sviluppo. Perché il corso, nella sua parte istituzionale, prende il via proprio dal 1989 per arrivare sino a questi giorni.

Perché il 1989? Perché l’anno della caduta del Muro (e della Cortina di Ferro) esprime bene cosa intendiamo per Storia delle Relazioni Internazionali. O meglio, cosa non intendiamo. Non intendiamo la storia di un paese (la Germania? Le Germanie?). Non intendiamo solo una cesura nella storia di un continente (l’Europa. Ma quale Europa?), ma un vero e proprio taglio netto nella periodizzazione della storia contemporanea. Di là, la guerra fredda e la bipolarizzazione degli equilibri di potere. Di qua, il rimescolamento delle relazioni internazionali secondo linee confuse e molto più complesse.

La fuga in massa dei tedeschi dalla Germania orientale nell’estate 1989 a bordo delle loro Trabant, le utilitarie del regime, si presenta dunque come il tipico caso di studio per capire cosa intendiamo per storia delle relazioni internazionali. Non parliamo della storia nazionale, né di storia della diplomazia. Eppure, entrambe sono contenute in una narrazione più complessa, i cui protagonisti sono istituzioni e politici, opinioni pubbliche e masse sociali, economia e cultura. Se prima del 1989 la storia delle relazioni internazionali poteva utilizzare confortevolmente categorie come ‘politica di potenza’, ‘politica nazionale’, interessi nazionali e/o regionali, intese diplomatiche e accordi politici, la caduta dell’equilibrio bipolare ha costretto repentinamente gli studiosi a ricalibrare le lenti attraverso le quali si interpretano i fatti storici. Ha costretto, in particolare, a riscrivere l’elenco dei protagonisti della Storia alla luce di una globalizzazione tecnologica, sociale, climatica, ecologica, culturale di cui ancora non conosciamo del tutto meccanismi e ricadute.

Il corso, dunque, prende l’avvio dal 1989 e arriva ai nostri giorni, per fornire agli studenti di Cooperazione e Sviluppo alcuni degli strumenti necessari a comprendere i luoghi in cui – glielo auguro di cuore – andranno a lavorare e a dare una mano professionale e personale. Sono gli strumenti di una storia che non vede più solo le istituzioni nazionali segnare il corso degli eventi, ma sempre di più vede anche l’influenza delle organizzazioni sovranazionali e di quelle non-governative, corporative, settoriali.

Il corso si comporrà di un asse portante, istituzionale, e di una sezione seminariale incentrata su un anniversario importante, i cinquant’anni dalla Guerra dei Sei Giorni. La guerra che ha cristallizzato il conflitto israelo-palestinese. La storia del conflitto più lungo del Medio Oriente è, come per il 1989, uno dei casi di studio per la storia delle relazioni internazionali: pur essendo chiusa in un territorio ben preciso dal punto di vista delle rivendicazioni nazionali, ha coinvolto e coinvolge attori nazionali, sovranazionali, intellettuali in una misura difficilmente rintracciabile in altri contesti.

Per tutt’e due le parti del corso – istituzionale e seminariale – saranno importanti gli strumenti di analisi che questo nostro tempo ci mette a disposizione. Non solo testi. Non solo manualistica. Ma anche film, documentari, testimonianze, letteratura.

Appuntamento il 28 marzo, dalle 15 alle 18, per il primo incontro. Università di Palermo, viale delle Scienze, Edificio 16. Aula C1.

Nella foto: Birgit Kinder, “Berlin Wall Trabant,” Making the History of 1989, Item #718, https://chnm.gmu.edu/1989/items/show/718 (accessed March 24 2017, 7:10 pm).

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