Guerre di religione? A Cesare quel che è degli uomini

A Cesare quel che è di Cesare. A Dio quel che è di Dio. E’ singolare che un verso del vangelo di Marco serva, oggi, a rispondere a chi – in maniera sconsiderata – continua a parlare di “guerra di religione”. Di chi contro chi? Di quale fede contro quale altra fede?

Darei agli uomini ciò che è degli uomini. E lascerei Dio, tutti i Dio, là dove si trova e si trovano. Darei agli uomini la crudeltà, gli alibi, la strumentalizzazione della fede per raggiungere altri fini. Tutti prosaici e terreni.

A meno che non si voglia credere che le migliaia di ugonotti uccisi dai cattolici nella Notte di San Bartolomeno (anno domini 1572) siano state vittime di una guerra di religione. C’erano anche preti cattolici a guidare i massacri, certo. Come c’erano in Ruanda e nel vicino Burundi. Non certo nell’Europa del Cinquecento, ma nell’Africa postcoloniale del 1994. Siamo sicuri che a Parigi e a Kigali fossero in atto guerre di religione?

Siamo altrettanto sicuri che la religione, la fede  cristiano-ortodossa avesse guidato Ratko Mladic nel perpetrare su suolo europeo il massacro di migliaia di musulmani bosniaci, europei (occidentali) a Srebrenica nel luglio 1995?

Ne siamo proprio sicuri? Perché a me sembra, a giudicare dalle parole di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera di oggi, che le guerre di religione si qualifichino come tali – in una parte dell’intellighentsjia italiana – solo quando si ritiene che sia una la religione alle spalle di un disegno terroristico ben preciso. Nella fattispecie, l’islam. Un islam, peraltro, di cui si conosce quello che si ritiene lo stretto indispensabile. Un islam che si è poco frequentato, anche nei luoghi dove è maggioranza.

Come dire, tanto per tornare prosaici, che il PCI degli anni Settanta fosse alle spalle delle Brigate Rosse. Il terrorismo rosso era incistato nell’ideologia comunista? E’ questo che si vuole asserire?

Le guerre sono tutte politiche: hanno obiettivi di potenza, di ridisegno degli equilibri regionali. Gli atti di terrorismo altrettanto: rispondono ad aberrazioni della politica, non della fede.

Non ci sarebbe bisogno di ricordarlo, nell’anno domini 2017. Non fosse altro che per rispetto di quanto le scienze sociali (e le teologie) si sono interrogate sull’argomento. Mi dico spesso di essere nata nell’anno in cui si cominciò a costruire il Muro di Berlino. Sono nata nell’anno, il 1961, in cui sono successe tante cose: anche il processo a Eichmann, a Gerusalemme. Dovremmo riprendere Hannah Arendt, e rileggerci le sue pagine: forse ci faremmo una volta tanto le vere domande scomode.

Intanto, per citare i testi accessibili della Rete, basta rileggersi il nostro bignami virtuale, Wikipedia. Altro che fede.

La notte di San Bartolomeo è il nome con il quale è passata alla storia la strage compiuta nella notte tra il 23 ed il 24 agosto 1572 dalla fazione cattolica ai danni degli ugonotti a Parigi in un clima di rivincita indotto dalla battaglia di Lepanto e dal crescente prestigio della Spagna. La vicenda è nota anche come strage di san Bartolomeo o massacro di san Bartolomeo.

Il massacro ebbe luogo a partire dall’ordine di Carlo IX, di uccidere l’ammiraglio Gaspard de Châtillon, ferito pochi giorni prima in un attentato, e altri esponenti protestanti.

Il contesto erano le nozze fra la sorella del re, Margherita di Valois (la nota “regina Margot”) e il protestante Enrico IV di Borbonere di Navarra e futuro re di Francia, considerate un atto di riconciliazione tra cattolici e protestanti, in occasione delle quali erano confluiti a Parigi migliaia di ugonotti.

Gli organizzatori persero però il controllo della situazione e l’eccidio divenne indiscriminato, estendendosi ad altri centri urbani e alle campagne e durando diverse settimane. Secondo le stime moderne morirono tra 5.000 e 30.000 persone, comprese donne e bambini. A nulla infatti valse l’ordine, giunto dal re il 24 agosto, di cessare immediatamente gli omicidi: la strage proseguì, diventando – secondo una definizione diffusa – «il peggiore dei massacri religiosi del secolo»[1] e macchiando il matrimonio reale con il nome di «nozze vermiglie».[2]

[…]

La fazione cattolica facente capo ai duchi di Guisa e appoggiata dal re[10], dal fratello Enrico (poi Enrico III) e dalla regina madre Caterina de’ Medici, nella notte tra il 23 e 24 agosto scatenò la caccia agli ugonotti convenuti in città.

Sembra che il segnale d’inizio della strage fosse fissato dallo scoccare delle 3 di mattina delle campane della chiesa di Saint-Germain-l’Auxerrois, vicina al Louvre, dove molti dei nobili protestanti abitavano. Lo stesso Enrico di Guisa guidò gli armati che si recarono all’Hotel de Béthizy, dove soggiornava l’ammiraglio ferito. Il de Coligny fu ucciso nel suo letto e scaraventato dalla finestra; i corpi degli uccisi, trascinati per le strade, furono ammassati nel cortile del Louvre.[11]

Parte della popolazione, scoperta la strage al mattino, partecipò ai massacri che durarono diversi giorni, incoraggiati dai preti[12] che incitarono a sterminare anche gli studenti stranieri e i librai, considerati tutti protestanti. Molti cadaveri furono gettati nella Senna, come quello del de Coligny, poi ripescato, evirato e impiccato.

 

4 commenti su “Guerre di religione? A Cesare quel che è degli uomini

  1. Gentile dottoressa Caridi,

    Le scrivo qui per chiederLe se è in questo spazio che intende proseguire la discussione, rispetto a quanto scritto sulla pagina fb.

    al di là dell'intervento,il mio intento era sottolineare come, accanto ad una motivazione politica-economica, in una guerra giochi un ruolo determinante anche la motivazione religiosa-ideologica, in questo caso islamista.

    Oltre a questo, volevo anche mettere meglio nel suo contesto la strage degli ugonotti, perché il testo da lei citato è approssimativo in tal senso.

    La ringrazio per la cortese attenzione,
    Cordiali saluti

    Davide Checchi

  2. guardando la storia passata, recente e attuale mi sembra difficile negare che le tre religioni monoteiste siano un ottimo veicolo per fomentare odio e guerre, se non causarle (sì penso che la strage di San Bartolomeo facesse parte di una guerra che aveva motivazioni politiche e religiose). E ammesso che la religione sia solo un pretesto, bisogna interrogarsi cosa c'è nella religione che si presta bene a farsi pretesto per attentati e guerre, persino le ideologie totalitarie che hanno insanguinato il novecento avevano connotazioni religiose (c'era il Partito al posto di Dio ma sempre di religione parliamo) ed è questo che le ha rese mortifere. Citando Jonathan Swift "abbiamo abbastanza religione per odiarci l'un l'altro ma non per amarci" oppure citando lo scrittore algerino contemporaneo Boualem Sansal "forse la religione fa amare Dio ma niente è più efficiente per far detestare l'uomo e odiare l'umanità"

  3. Direi che più importanti delle cause, non certamente solo religiose, delle guerre del cinquecento, siano le conseguenze.
    Sognano l'inizio della fine della tradizionale alleanza di trono e altare, di una religione che si vuole fare stato.
    Trent'anni di massacri fecero perdere a tutte le confessioni gran parte della credibilita' come istituzioni ordinatrici della societa'
    Non escluderei che qualcosa di simile stia accadendo nel Dar al Islam

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