La radio racconta

Ho sempre amato Wikiradio, una di quelle trasmissioni che restituiscono alla radio il fascino del tempo in cui era uno dei pochi mezzi di diffusione di massa del racconto. Wikiradio, nello specifico, sta peraltro assolvendo a un compito di documentazione di cui potrebbe beneficiare anche la scuola.

Mi hanno chiesto di raccontare Edward Said. Spero di essere stata all’altezza. Per chi vuole, basta sintonizzarsi su Rai Radio3. Lunedì 25 settembre, alle 14.

Ho scoperto di aver vissuto, per mesi, a Gerusalemme a cento metri di distanza dalla casa in cui era nato Edward Said ed era poi vissuto Martin Buber. Ci divideva solo il Giardino delle Rose, il piccolo parco pubblico pieno di giochi per bambini. A Talbieh, costruita nei primi decenni del Novecento dalla borghesia palestinese cristiana.

Non è stata certo questa l’unica scoperta, nei giorni in cui ho preparato la trasmissione. La foto che ho scelto è un fermo immagine di una intervista intensa, a tratti intima, bellissima, rilasciata da Edward Said a uno dei suoi più cari amici, Charles Glass, conosciuto nel 1970 a Beirut. E’ una intervista-testamento lunga tre ore e mezza, di cui consiglio caldamente la visione e l’ascolto, per chi non l’avesse ancora fatto. Il suo racconto della malattia, e del mestiere di professore della Columbia University, divenuta nei decenni casa e rifugio, è uno dei più sereni e allo stesso tempo intensi che abbia mai ascoltato.

Internet non è soltanto pieno dell’immondizia che ci travolge. Contiene tesori che dovremmo non solo vedere, ma cercare. Un immenso archivio di idee, bellezza, storia, racconto. Mettete su Google il nome Edward Said: troverete un bel pezzo della sua vita, delle sue lecture, delle sue interviste, dei suoi j’accuse. E dopo averle viste, vi verrà nostalgia.

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