Quando la discoteca (di Sambuca) nasconde il vuoto

Sono le due e mezza. Le due e mezza di una notte di mezza estate. Quella in cui le luci si dovrebbero spegnere per osservare il cielo di San Lorenzo e sperare di vedere qualche stella cadente. E invece l’inquinamento luminoso nel vecchio quartiere saraceno di Sambuca è alla sua massima potenza: un inquinamento luminoso con lucine da vetusta sagra di paese che si somma al volume dirompente delle casse acustiche. Musica house, musica disco, musica di bassa lega, e l’urlo stridente del dj che invita il pubblico da discoteca ad alzare le mani, abbassare le mani, ringraziare l’amministrazione e le forze dell’ordine. Si balla, a piazza Saraceni, nel borgo eletto borgo dei borghi 2016. Tra le (poche) case ristrutturate a totale spesa dei privati che hanno deciso di investire, e le molte case diroccate, con gli infissi divelti e il puzzo di piscio, frutto del pessimo investimento nell’albergo diffuso che è fallito prima ancora di cominciare. Con un’indagine della magistratura in corso, tetti che sono stati tolti e mai più ricostruiti, lasciando alle intemperie case che rischiano di cadere. E magari di cadere sulla testa della gente.

“Discoteca gratuita”, si ripete ossessivamente dal microfono. Urlando. Ma gratuita non è, la discoteca. Perché l’alcol che scorre a fiumi i ragazzi lo pagano.

Sambuca si deve decidere. Se il quartiere saraceno deve vivere. Oppure se, a corrente alternata, deve essere usato come museo o, in alternativa, come Disneyland. Perché le cose non stanno insieme. Un quartiere è un quartiere. Il nome non tradisce. È un luogo dove si vive, dove il ritmo quotidiano viene scandito dalle famiglie che ci abitano, famiglie con nome e cognome, anziani, disabili, bambini, uomini e donne di tutte le età. È un luogo dove si ha diritto a vivere, e a dormire. È un luogo da rispettare, per la sua storia e il suo presente.

E invece no. Ogni tanto qualcuno arriva in quello che da decenni è un luogo sconosciuto del paese di Sambuca, e pensa che sia come le macerie di un paese terremotato. Nel cuore del Belice. Un posto, cioè, dove nessuno vive, abita. Gli stessi sambucesi considerano il quartiere saraceno un posto sconosciuto, di cui nulla sanno. Poi, in una notte di mezza estate, si arriva, col benestare dell’amministrazione comunale che, anzi, sindaco in testa, si fa vedere in piazza assieme a centinaia di ragazzi a cui si offre musica e molto alcool. Niente altro. Nessuna strategia educativa, sportiva, di divertimento attivo per tutto l’anno. Solo musica di bassa lega e molto alcol, in una notte di mezza estate. I giovani, dopo la notte di mezza estate, in massima parte fuggono altrove, a studiare, a lavorare, a trovare stimoli diversi.

Come si pensa di attirare i famosi ‘stranieri’ che dovrebbero comprare nei vicoli saraceni e poi essere sottoposti a questa stupida programmazione “alla Gallipoli”? una programmazione che proprio il caso-Gallipoli ha dimostrato essere perdente, visto che a Gallipoli sono molti quelli che ora, a fallimento ormai evidente e degno delle prime pagine di tutti i giornali nazionali, piangono amare lacrime per aver investito malamente in un turismo becero, di bassissimo livello, fatto di greggi di persone che stazionano in acqua di fronte alle spiagge e poi per le strade di una delle cittadine pugliesi più belle. Il turismo di qualità, dopo un po’,  ha abbandonato Gallipoli, lasciando sul lastrico i gallipolesi che aveva investito sulla bolla speculativa del turismo di massa. E si è spostato su altri lidi più tranquilli, in cui non si viene spolpati come polli e si trova quello che si spera. Rispetto, anzitutto. Pulizia, come quella che nel quartiere saraceno vediamo solo quando si sta per svolgere un “evento”. Il giorno prima dell’evento. Il giorno dopo, invece, tocca agli abitanti di buona volontà gettare acqua sul piscio di chi non ha voluto usare il bagno di casa sua. E per tutti gli altri giorni a venire, la polvere aumenta. Sino a che non arriva l’autobotte e la squadra dei lavoratori socialmente utili che a ridosso dell’evento si ricorda di un quartiere dimenticato assieme ai suoi abitanti.

Vi sembra serio? Vi sembra una politica di lunga durata? I negozi sul corso che hanno aperto durante la bolla del borgo dei borghi hanno anche rapidamente chiuso, e lo sanno tutti. La strategia a medio e a lungo termine si fa con ben altre azioni. Meno di facciata. Più di sostanza. Il tempo di nani e ballerine è finito da un pezzo.

4 commenti su “Quando la discoteca (di Sambuca) nasconde il vuoto

  1. Lo scorso anno le piaceva, quando al microfono chiamava suo marito che era al balcone e non voleva scedere. Le piaceva pubblicare foto su facebook dicendo di trovarsi bene in mezzo ai giovani sambucesi. A distanza d 365 giorni ha cambiato idea?

    1. mia cara, spero tu non ti sia offesa perché non mi sono piaciute le lucine da sagra di paese. questione di gusti. certo che sono scesa lo scorso anno, e lo rivendico: sono scesa perché non siete voi il bersaglio, ma chi non vi offre altro se non questo. ahimè, temo ve ne accorgerete crescendo.

  2. Io penso – al di là del botta e risposta – che l'articolo di Paola Caridi fornisca uno spunto di riflessione cui non si può, e forse non ci si deve, sottrarre.

  3. Cara Paola purtoppo in questo paese si vola molto basso e questo è il rusultato ancora non abbiamo visto quale è il vero volto del Giaguaro!!!

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