Sarah e Samira vogliono dirvi “grazie”

Perché proprio a Gerusalemme? Perché hai voluto mettere Sarah e Samira a Gerusalemme? Perché non hai scelto una città che ci piace di più, come New York, per esempio? Ma poi sono diventate amiche? Non è che poi scoprono che sono sorelle?

Ascoltare le domande dei ragazzi e dei bambini – quelle spontanee – è come cadere senza rete. Difficile immaginarle, le loro domande, e decisamente interessante capire quali sono i loro miti. Le loro città, per esempio. Gerusalemme è lontana, lontanissima, sicuramente lontana dai nostri miti politici e dalle speranze che riponevamo in una pace possibile. È però altrettanto lontana dai nostri archetipi culturali e religiosi.

Niente da fare. Gerusalemme è periferica. Forse è tornata un luogo di una provincia lontana come lo è stato in alcuni periodi della sua lunga storia.

Di riflessioni ne avrei tante, ben più numerose di quanto mi aspettassi. Vorrei metterle assieme e sottoporle ai lettori, perché l’esperienza – appena iniziata, a Torino, a Marsala, a Palermo – nelle scuole per parlare di “Gerusalemme. La Storia dell’Altro” è un’esperienza incredibile. Mette in gioco soprattutto me, la mia generazione, il nostro modo di catalogare la geografia e la storia del mondo. E poi, certo, regala momenti di emozione profonda. Perché in Sarah e Samira molti ragazzi (non solo ragazze, questa è stata la più forte soddisfazione) si sono riconosciuti. L’empatia è scattata, ed è andata oltre le complicazioni della grande Storia, i confini tracciati sulle cartine militari. Si sono riconosciuti nel dirsele in faccia, le cose, scontrarsi e ascoltarsi.

Dopo le prime tre tappe del viaggio di Sarah e Samira, che riprenderà nel 2020, fatemi fare più di un ringraziamento.

Comincio con Torino, con l’IC Sinigaglia guidato con passione, curiosità, serierà da Sabrina Marino, una scuola grande che fa la sua offerta didattica a un quartiere ampio e variegato dal punto di vista sociale, all’interno di una zona della storia industriale di Torino. Grazie alle docenti e agli studenti delle medie inferiori, alle loro domande a raffica, e soprattutto a quella ragazza che mi ha chiesto “perché proprio Gerusalemme e non New York”. Mi ha aperto un mondo.

Grazie ai docenti e alle docenti di Marsala, a Daniele D’Eletto, professore amato di matematica e raffinato lettore, che ha coordinato il lavoro con quasi seicento studenti (!!!), a Renata Messina e a Stefania per aver tradotto il lavoro dei ragazzi in vera e propria scenografia. A Giuseppina Pavia della libreria Mondadori di Marsala per il lavoro quotidiano. Grazie alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi dei circoli didattici di Marsala e della scuola Mazzini. È stato veramente molto bello.

E poi, ultimo in ordine di tempo e altrettanto appagante, l’incontro del 5 dicembre con i bambini e i ragazzi della Scuola Ferrara-Amari-Roncalli di Palermo. Non nascondo che entrare in una sala con i soffitti alti e i finestroni affacciata su Piazza Magione è stata come una carezza. Quella sala è intitolata a Paolo Borsellino, che in quella scuola andava perché i suoi avevano una farmacia appena oltre la piazza, vicino allo Spasimo. Leggere il nome di Paolo Borsellino ha dato valore diverso a tutto, ha reso soprattutto ancor più chiara la necessaria fatica delle insegnanti, dei maestri, della preside, di Gilda Terranova e di Gaia Colombo come ambasciatrici di tutti i loro colleghi e della dirigente Lucia Sorce. Lavoro oltre i riflettori, nelle tante periferie d’Italia, per fornire ai ragazzi seduti per ore di fronte a me gli strumenti di conoscenza necessari a renderli cittadini a pieno titolo.

Grazie soprattutto da parte di Sarah e Samira. Sono state molto contente!

(questo scatto che racchiude giornate intere non poteva non essere di Renata Messina, a Marsala)

 

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