Castle retreat 2 – La salsa

Incredibile, questo rosso. Sembra innaturale. Colore artificiale.

E invece è quanto di più semplice, classico, tradizionale, diffuso possa esistere. Pomodori dell’orto, appena raccolti, di diversi tipi, dal sammarzano al cuore di bue, passando per tutti i più semplici tipi di pomodoro. Tagliati, triturati in uno dei macchinari presenti ancora in molte famiglie, dal sud al centro Italia. Il risultato è questa macchia incredibilmente rossa, un occhio vermiglio. Attenzione: le bucce di pomodoro non vanno semplicemente buttate (se possibile nella composta) appena triturate, vanno passate e ripassate nel passatutto perché di succo, nelle bucce, ce n’è ancora tanto. Diego (Mencaroni) vi potrebbe spiegare il lungo catalogo umbro dei termini con i quali si definiscono le bucce di frutta e verdura. Sapienza antica, spesso inesplorata.

Questo rosso vermiglio è l’esperienza del giorno 3 di Civitella Ranieri, residenza artistica di altissimo livello, assieme a un gruppo di fellows che, come me, stanno esplorando la bellezza, la serenità di questo non-luogo in cui abbiamo la fortuna di essere, in queste settimane. Come ha giustamente chiosato un’altra delle fellow, Cathy Park Hong, mi sento anche io “fortunata” (“blessed”) a essere qui. Anche a fare la salsa nel giorno numero 3, aggiungo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grazie a Diego per l’invito a tagliare pomodori. Grazie a Ilaria Locchi per la costanza con cui ha passato le non-so-quante decine di chili di pomodori a km zero, provenienti dall’orto di Civitella Ranieri. Grazie a Patrizia&Patrizia per aver preparato una buonissima pasta col sugo fresco, per rispettare la tradizione che vuole, nel giorno della salsa, si presenti a tavola il risultato di un lavoro serenamente collettivo.

Le foto sono di Greta Caseti e Juliette Neil (grazie, non solo per gli scatti).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *