Patrick Zaki: leggete il libro di Alaa

L’udienza è fissata per il 7 dicembre, nella sua città Natale, a Mansoura. Nella via dolorosa di Patrick Zaki, lo studente egiziano del master GEMMA dell’università di Bologna in prigione da quasi due anni, domani è l’ennesima stazione. Udienza di fronte a un tribunale di emergenza, senza la possibilità di appello. Patrick Zaki rischia fino a cinque anni di galera. E per quale accusa? Non è dato sapere, con precisione. Forse per un post su Facebook, forse per un articolo sulle condizioni della minoranza copta in Egitto, a cui lo stesso Patrick Zaki appartiene.

Questa è la giustizia egiziana: agli avvocati difensori non è ‘concesso’ avere il fascicolo giudiziario che contiene le accuse al proprio assistito, ma solo leggerlo per pochissimo tempo all’interno di un’aula di tribunale. Senza fare fotocopie o fotografarlo. Succede a Patrick Zaki, succede ai 60mila prigionieri politici e di coscienza che come lui affollano i penitenziari egiziani. Succede ad Alaa Abd-el Fattah, che assieme al suo avvocato Mohammed Baqer (arrestato in un’aula giudiziaria mentre assisteva Alaa) e al blogger Mohammed Oxygen Ibrahim attende la sentenza di un tribunale emergenziale il prossimo 20 dicembre.

Nell’incontro dedicato a Patrick Zaki ieri a Roma a Più Libri Più Libri, la fiera della piccola e media editoria (in fondo a questo post il video completo dell’incontro, a partire dal minuto 28), l’attenzione è stata dedicata proprio a quei 60mila. Perché il destino di una massa di prigionieri di coscienza grande quanto una cittadina italiana è il destino di ognuno di loro, con nome e cognome e vita e dignità e salute e sogni. Lo ha detto – in absentia – lo stesso Patrick Zaki, affidando un messaggio al suo miglior amico, Mohammed Hazem Abbas, in esilio a Berlino, giunto in Italia in questi giorni proprio per attendere il responso dell’udienza al tribunale di Mansoura assieme ai colleghi e amici di Patrick all’università di Bologna, con il sostegno di Amnesty International sezione italiana.

Il messaggio che Patrick, attraverso la sua famiglia, ha affidato a Mohammed Hazem, è composto di due parti. La prima: non dimenticatemi, fate pressione per la mia liberazione. La seconda parte: leggete il libro di Alaa, il libro di Alaa Abd-el Fattah, se volete sapere le condizioni in cui siamo nelle prigioni egiziane.

Ci sono momenti in cui so, ancor più nel profondo, perché questo libro lo abbiamo voluto pubblicare. Perché, come ha detto ieri Mohammed Hazem, Alaa è un mentore, per molti ragazzi, forse per tutti i ragazzi e le ragazze della rivoluzione di Piazza Tahrir. Perché, soprattutto, è chiara la ragione per cui il regime tiene in una cella del carcere di massima sicurezza di Tora, al Cairo, una mente una così lucida, un intellettuale così profondo, un Gramsci contemporaneo: ogni volta che Alaa ha parlato, fuori dal carcere, ha messo sul tavolo della discussione i nodi cruciali. Costituzione, legalità, leggi, dignità delle condizioni di vita e di lavoro.  I pilastri della democrazia.

Come chiede Patrick Zaki, per conoscere cosa stanno vivendo i 60mila rinchiusi nelle carceri egiziane, leggete il libro di Alaa.

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