Patrick Zaki scarcerato. Per libertà e assoluzione occorre attendere

Un giorno di gioia, non c’è alcun dubbio. Un giorno in cui il sollievo pervade tutti coloro che hanno combattuto e pregato, Iottato e mediato per la liberazione di Patrick Zaki, uno degli oltre sessantamila prigionieri politici e di coscienza detenuti in condizioni inimmaginabili nelle carceri egiziane. I  giudici del tribunale di Mansoura hanno firmato oggi la scarcerazione di Patrick Zaki, detenuto in regime di carcerazione preventiva da 22 mesi. Lo confermano i suoi colleghi dell’Iniziativa Egiziana per i Diritti della Persona (EIPR), la ong con la quale collaborava il ricercatore che stava frequentando il prestigioso master GEMMA all’università di Bologna. Essere scarcerato, però, non vuol dire essere libero, né essere assolto dalle accuse che via via, nel corso di quasi due anni di detenzione preventiva, i magistrati hanno imputato a Patrick Zaki. Come, tra le altre, le accuse di aver “diffuso notizie false”, di aver incitato a sovvertire lo Stato e aver nuociuto alla sicurezza nazionale.

Patrick Zaki non è stato ancora assolto dai capi di imputazione, visto che il suo processo è stato calendarizzato per il I febbraio 2022, esattamente a due anni di distanza dall’arresto al suo rientro dall’Italia in Egitto per incontrare la famiglia.

Cosa significa, questa scarcerazione? Soprattutto, cosa significa il limbo in cui è stato messo Patrick Zaki per i prossimi due mesi? Nessuno lo sa, o per meglio dire forse qualcuno lo può sapere, perché è ragionalmente ipotizzabile che un lavorìo dietro le quinte vi sia stato. Lo conferma, in fondo, il tweet del ministro degli esteri Luigi Di Maio, che rallegrandosi per la notizia della scarcerazione di Patrick Zaki esprime “un doveroso ringraziamento al nostro corpo diplomatico”, affermando  “adesso continuiamo a lavorare silenziosamente, con costanza e impegno”. Lo conferma lo stesso presidente del consiglio, Mario Draghi, anche lui molto tempestivo nel pubblicare un tweet di felicitazioni per la scarcerazione di Patrick Zaki, “la cui vicenda è stata e sarà seguita con la massima attenzione da parte del Governo italiano”.

Nel silenzio necessario quando si negozia e si fa mediazione, dunque, qualcosa si è mosso, evidenziato anche dalla frequente presenza di diplomatici italiani alle udienze sul caso di Patrick Zaki in tribunale.

La domanda che, però, è necessario farsi è se il lavoro diplomatico di mediazione sia stato l’unico, o se su questa storia non abbia pesato – come io penso, non da sola,  che abbia fortemente pesato – il nostro commercio di armamenti.

L’ordine di scarcerazione di Patrick Zaki è stato firmato in un momento ben preciso, cinque giorni dopo la conclusione di Edex2021,la fiera delle armi in Egitto il cui principale sponsor era Fincantieri. Sì, proprio Fincantieri. Cito una testata molto ben informata sull’argomento, StartMag, e un articolo a firma Chiara Rossi, pubblicato il I dicembre:

“Non solo Fremm, Fincantieri continua a guardare all’Egitto.

Il colosso della cantieristica di Trieste è il principale sponsor dell’Edex 2021, l’expo per la Difesa che si tiene al Cairo dal 29 novembre al 2 dicembre 2021 con il patrocinio del presidente Abdel Fattah Al-Sisi, del Ministero della difesa e del Comando Supremo delle forze armate egiziane.

Fincantieri, partecipata al 71,6% dal gruppo Cdp (controllata dal ministero dell’Economia), è l’unico “headline sponsor” della fiera, come annunciato dall’organizzazione egiziana a maggio 2020.

Nel frattempo, il gruppo navale guidato da Giuseppe Bono ha venduto per 1,2 miliardi di euro e consegnato al Cairo due fregate Fremm, destinate inizialmente alla Marina militare italiana”.

Le due famose fregate FREMM hanno dunque lasciato i cantieri di La Spezia, la prima un anno fa, la seconda – molto più in sordina – la scorsa primavera. Uno degli strumenti che avevamo per premere su Abdelfattah al-Sisi è ora nelle mani della marina egiziana, così come nelle mani delle forze armate del Cairo sono oltre trenta elicotteri AgustaWestland venduti da Leonardo, altro nome fondamentale in questa storia, per un valore di poco meno di 900 milioni di euro. Come già era noto, insomma, il nostro export in armamenti verso l’Egitto – avallato e autorizzato dal governo italiano – procede florido e senza intoppi. Una società partecipata dal ministero dell’Economia è il principale sponsor di Edex 2021, negli stessi giorni in cui la Commissione parlamentare Regeni approvava all’unanimità la relazione conclusiva che indica nei servizi di sicurezza egiziani i responsabili del sequestro, tortura e assassinio del ricercatore italiano.

Conclusione, che ha il solo valore dell’ipotesi: due FREMM, un export di elicotteri, un grande accordo per la vendita di armamenti valgono quasi due anni di detenzione preventiva. O forse sarebbe più giusto definirla presa in ostaggio e a garanzia delle consegne di armamenti già definite?

Nel frattempo, nelle carceri egiziane si trovano – stime al ribasso – almeno 60mila prigionieri politici e di coscienza. Quasi sempre in detenzione preventiva. Un paese ostaggio, su cui è necessario mantenere i riflettori accesi. Ogni giorno.

Niente è più inedito dell’edito, usava dire uno dei giganti del giornalismo italiano, Mario Missiroli. Così è, se vi pare.

 

Un commento su “Patrick Zaki scarcerato. Per libertà e assoluzione occorre attendere

  1. E' tutto esattamente come pare.
    Rimango dell'idea che l'unico modo alternativo per cambiare questo genere di realtà è… cambiare le condizioni alla base dei 60 mila prigionieri politici: lavorare sulle nuove generazioni egiziane e rendere ai loro occhi insostenibili le condizioni date.
    E quindi lavorare con le NOSTRE università IN EGITTO…

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