L’Ucraina ci riguarda, eccome

E così, accanto a una solidarietà sincera per chi è vittima di un’invasione, leggo commenti che parlano di indifferenza. Che dicono, soprattutto, che è un problema russo-ucraino, che se la vedano loro.

Neanche una guerra in Europa, neanche l’invasione di uno Stato riconosciuto e membro delle Nazioni Unite smuove le coscienze. Problemi loro. Davvero? Andiamo oltre la questione morale, della legalità internazionale e delle regole. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia tocca ogni persona, ogni singola famiglia, ogni lavoratrice e lavoratore in Italia.

Scusate se faccio esempi che in molti già conoscono, ma credo sia necessario dare informazioni di base, a questo punto. Cominciamo col gas naturale, con cui va avanti il nostro Paese, le nostre industrie e le nostre case che riscaldiamo. Il 45% lo compriamo dalla Russia: quasi la metà del nostro fabbisogno. Possiamo riflettere, come ha fatto il presidente del consiglio Mario Draghi, sul fatto che non abbiamo differenziato il nostro acquisto di gas naturale da diversi paesi, rimanendo imbrigliati, ostaggio della Russia putiniana. Così è, ora: compriamo il gas naturale dalla Russia di Putin, dunque l’invasione ci riguarda. I prossimi mesi saranno duri per l’Italia e gli italiani, dopo una pandemia, e saremo sempre più attenti ai valori delle borse.

Ne vogliamo, poi, parlare del rapporto che ci lega all’immigrazione ucraina in Italia? Molti dei nostri anziani sono curati e assistiti da donne ucraine, le badanti. Sono loro a occuparsi dei nostri vecchi. Ci sono relazioni di affetto, di riconoscenza che ci legano.

E il turismo russo, da anni in crescita esponenziale? I turisti russi riempiono le nostre mète, dalle città d’arte alle spiagge. Sicilia compresa. L’invasione dell’Ucraina sta già provocando reazioni a catena. Cominciamo dai segnali pop: l’estromissione della Russia da eventi sportivi (dalla UEFA e dalla Formula 1) e dall’Eurovision, che peraltro si tiene a Torino il prossimo maggio. Proseguiamo con le questioni più di sostanza: il primo messaggio arriva da Londra con la messa al bando delle banche russe dal mercato finanziario della City. Mano dura contro almeno un centinaio di soggetti russi, individui e società. Stop del Regno Unito agli aerei dell’Aeroflot. Manchester United ha deciso di cancellare un contratto da cinque milioni di sterline annui con Aeroflot. Come direbbero gli inglesi, appunto, and more to come…

Le sanzioni e un certo qual isolamento della Russia non colpiranno solo il potere di Mosca e la popolazione russa (e come abbiamo visto, non tutti sono d’accordo con un dittatore guerrafondaio). Colpiranno anche noi, individui e collettività, e dobbiamo essere disposti a pagare questo prezzo.

Potrei continuare l’elenco di esempi che fanno comprendere come noi, italiani ed europei, siamo legati all’Ucraina. Non ho neanche citato Chernobyl, Chernobyl il simbolo e la centrale nucleare, attorno alla quale ieri si è combattuto. Abbiamo già sperimentato, decenni fa, quanto Chernobyl fosse vicina a noi e alla nostra salute: letteralmente un soffio di vento.

Mi fermo qui. Ho già dato troppo spazio a cose prosaiche, che incideranno sulla nostra quotidianità, spinta dalla lettura di commenti indifferenti, da bar sport, travestiti da buonsenso di uomo della strada. Preferisco dedicare tempo e spazio, da ora in poi, alle cose più serie: al sostegno – attraverso i miei strumenti, cioè le mie parole – a chi vede infranta la legalità internazionale, le regole del gioco, la propria vita, a causa dei crimini che un potere (quello che controlla la Russia) sta commettendo.

L’Ucraina ci riguarda, eccome, come ogni ingiustizia.

L’immagine, trovata su Twitter, è di Emilio Morenatti per AP:

 

 

Un commento su “L’Ucraina ci riguarda, eccome

  1. La ringrazio per essere riuscita a fare esplodere la rabbia verso un essere disumano quale è il \" dittatore guerrafondaio \" Putin ( cito dalle Sue parole).

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