Alaa è in sciopero della fame da 73 giorni – Chi digiuna in Italia il 13 giugno

Alaa fa lo sciopero della fame da 73 giorni. Ieri ha potuto vedere sua madre, dr. Laila Soueif, e sua sorella Mona Seif per appena dieci minuti. Nel racconto di Mona Seif – che si può leggere sul suo account su Facebook – c’è tutta l’indignazione e l’urgenza che la condizione di Alaa Abd-el Fattah impone: è molto più magro di un mese fa, le braccia sono fine, continua nel suo sciopero della fame secondo il modello gandhiano che in Italia conosciamo bene. Introduce nel suo corpo cento calorie al giorno per prolungare lo sciopero della fame. Per avere tempo.

Durante il breve colloquio con sua madre e sua sorella, Alaa ha scoperto che non era stata consegnata loro la lettera che aveva scritto, una lettera sulle violazioni dei suoi diritti. Cambia il carcere, stavolta è in un carcere cosiddetto modello a 90 km di distanza dal Cairo, non cambiano le modalità di un sistema repressivo. La lettera non è uscita dal carcere. Così come la propaganda cerca di negare che Alaa stia attuando lo sciopero della fame. Confermarlo significherebbe, per le autorità carcerarie, giudiziarie, politiche egiziane, ammettere che “qualcosa” non va nelle galere, e dover dare finalmente il permesso alle autorità consolari britanniche di visitare un loro cittadino e constatare il suo stato di salute.

Oggi 13 giugno continua la catena del digiuno solidale  per Alaa. Oggi digiunano:

Francesco Giordano

Amel Rayachi

Alessandra Icardi

A loro si uniscono persone che, come me ieri, hanno deciso di fare un secondo giorno di digiuno. Sono Marina Petrillo e Andrea Teti, assieme a due dirigenti di Amnesty International Italia. Il presidente Emanuele Russo e Riccardo Noury digiunano all’indomani della conclusione dell’assemblea nazionale.

Ancora una volta, ricordo che è possibile partecipare al digiuno solidale di 24 ore a staffetta, Basta mandare una email a info@invisiblearabs.com

Fateci sapere se avete scelto di digiunare. Comunicarlo attraverso i social significa dare più forza alla solidarietà nei confronti di Alaa, e più forza alla pressione sui decisori.

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