Come sta Alaa?

Come sta Alaa? E dov’è Alaa? La domanda, anche oggi, è questa.

Laila Soueif, sua madre, è andata ieri ancora una volta a Wadi al Natrun per chiedere di vedere suo figlio, e ancora una volta non l’ha incontrato nella sala colloqui.

Come sta Alaa, al giorno 116 di sciopero della fame? E’ la domanda che pongono i suoi familiari, dentro e fuori l’Egitto. Dentro, depositando una precisa richiesta alla procura generale di conoscere lo stato del loro congiunto. Fuori, chiedendo per esempio alla ministra degli esteri britannica, Liz Truss, cosa sta facendo per Alaa, cittadino britannico. O se invece è solo impegnata nella campagna all’interno del partito conservatore per la successione a Boris Johnson.

Come sta Alaa se lo chiedono coloro che hanno a cuore la sua sorte, e quella degli oltre 60mila prigionieri politici e di coscienza in Egitto. Cercate, sui social, la cronaca, fatta uscire dalla prigione, con cui Ahmed Douma descrive come e perché è stato picchiato dalle autorità carcerarie. Per aver cercato di salvare la vita a un altro detenuto in preda a soffocamento per crisi di panico, in una cella di due metri per due e mezzo.

Oggi digiuna di nuovo Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. E digiuna Francesca Biancani, professore associata in Storia e istituzioni dell’Asia all’università di Bologna. Storica del Medio Oriente moderno e contemporaneo, Francesca è una profonda conoscitrice dell’Egitto dall’epoca coloniale ai nostri giorni.

Un commento su “Come sta Alaa?

  1. Quando lo sciopero della fame diviene l'unico mezzo per essere visibile,allora anche noi dai nostri paesi dobbiamo amplificare questo gesto di ribellione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *