Dov’è Alaa? Come sta Alaa?

Nessuna notizia. Nessuna comunicazione, cioè nessuna possibilità di comunicare con la famiglia. Di Alaa non si hanno notizie dirette. La parola inglese – incommunicado – esprime l’isolamento, la separazione che c’è tra Alaa e il resto del mondo, e del suo mondo. Per la terza volta in tre giorni sua madre, la professoressa Laila Soueif, si è recata nel carcere di Wadi al Natrun per poter vedere suo figlio. Le autorità carcerarie le hanno detto che Alaa non vuole vedere sua madre. Non è arrivata neanche un pezzo di carta con una riga scritta di suo pugno da Alaa, per confortare la madre e dirle che è vivo.

Alaa è in sciopero della fame da 117 giorni, ormai. Come sta? Dove sta? E’ vivo? Ha subito pressioni, violenze? Dove e come sta?

Il silenzio attorno a lui, anche e a questo punto soprattutto da parte dei governi che dovrebbero partecipare a COP27, la conferenza sul clima del prossimo novembre in Egitto, è scandaloso. Il silenzio del governo britannico è ancor più scandaloso, perché Alaa è un cittadino britannico e il consolato al Cairo non riesce da 7 mesi a ottenere un permesso per vedere il proprio concittadino. Sette mesi. Per prendere posizione nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina non ci sono voluti neanche sette giorni, per il governo di Boris Johnson. Giustamente.

Cosa possiamo fare? Esercitare più pressione possibile, chiedere, domandare, chiedere conto. Perché il destino di Alaa non riguarda solamente il presente e il futuro di generazioni di egiziani. Riguarda chiunque, ogni persona a cui vengono negati i diritti basilari.

Il digiuno solidale a staffetta continua. Oggi, 27 luglio, digiuna Francesco Giordano.

C’è bisogno di non interrompere la catena del digiuno solidale. Chi vuole aderire, partecipare al digiuno scriva una email a info@invisiblearabs.com